Malese o malesiana? Al termine della mia visita al primo ristorante milanese dedicato alla cucina del Paese del Sud-Est asiatico, mi rimane solo questo dubbio, perché le due parole sono usate come fossero interscambiabili dal bravo Andrea che guida il servizio. Per i resto WAU, in via Ascanio Sforza 65, ha tutto per entrare nel navigatore dell’appassionato di cucine esotiche. Ha 60 coperti e porta a Milano una gastronomia frutto di secoli di incontri tra culture e tradizioni differenti. Il nome richiama il tradizionale aquilone malese, mentre la filosofia del locale ruota attorno all’hidang, la condivisione di pietanze servite contemporaneamente. In cucina grande spazio alle spezie, lavorate fresche per ottenere il rempah, una pasta aromatica alla base di numerose preparazioni.
Io ho provato, per iniziare, il Roti Jala Kari Ayam, piccole crespelle sfogliate da intingere in un curry di pollo, e il Satay Ayam, uno spiedino di pollo con salsa alle arachidi. Poi ho assaggiato alcuni piatti principali, accompagnati da riso in bianco che ha la mansione di stemperarne la piccantezza: Ayam Masak Lemak Cili Api, un pollo cotto in una delicata salsa di cocco e curcuma con peperoncino e patate, Daging Masak Kicap, manzo saltato nella soia dolce, salsa di ostriche e sambal, e Sayur Tumis Campur, verdure di stagione croccanti cotte nel wok. Tra i dolci, buoni i Cekodok Pisang, delle frittelline di banana su uno spiedino, mentre quanto al Sago Gula Melaka, un budino freddo di perle di sago con latte evaporato al pandan e sciroppo, ammetto di averlo capito poco.
Caldeggio gli ottimi cocktail ispirati alle antiche rotte delle spezie che avevano il loro centro a Malacca. Servizio inappuntabile guidato dal bravo Andrea. A guidare il progetto sono la malese Dato’ Freida Pilus e il figlio Fareed Hamzah, in cucina l’executive chef Fairuz Zani Bin Ahamad.
WAU è chiuso il lunedì ed è aperto solo la sera.
