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Cucina

Smokehead, oltre il fumo c’è l’arrosto

Smokehead è uno dei marchi di single malt scozzese che più ha ribaltato come un calzino l’immagine un po’ azzimata e snob dello Scotch

Smokehead

Non è una distilleria, è un brand. E ci potete giurare che rimane in testa, eccome. Anzi vi si pianta nel cranio. Non per niente il logo è quanto di più metal si possa immaginare: un teschio.

Smokehead è uno dei marchi di single malt scozzese che più ha ribaltato come un calzino l’immagine un po’ azzimata e snob dello Scotch. Se fino agli anni Ottanta il whisky era roba da intenditori (il Michele della pubblicità) o barbari in kilt, l’idea del produttore Ian MacLeod è stata quella di renderlo giovane, ribelle e rock. Ecco dunque nel 2006 arrivare sul mercato un single malt torbatissimo proveniente da una distilleria non dichiarata dell’isola di Islay, quella di Laphroaig, Lagavulin, Ardbeg e Caol Ila, per capirci. Il successo è clamoroso, il mix tra carattere fumoso, packaging e prezzo accessibile funziona. E lascia spazio per innovare.

Da allora infatti la gamma di Smokehead si è ampliata: prima High Voltage, a una gradazione alcolica «piena» di 58%; poi Rum Rebel e Sherry Blast, in cui le botti di rum giamaicano e sherry in cui il single malt riposa danno sfumature del tutto particolari; infine le ultime due aggiunte, Tequila cask terminado, affinato 12 mesi in barili che avevano contenuto distillato di agave, e Unfiltered, ovvero una versione non filtrata a freddo.

Non faremo di tutte le espressioni una radiografia, ma riassumeremo per ciascuno il carattere: Smokehead base è la torba come la pensiamo, High Voltage una sberla piacevole; Rum Rebel esotico e funky, Sherry Blast autunnale e dolce, Tequila terminado aromatico e speziato, Unfiltered pieno, grasso e con un lato vegetale. A ognuno la sua Testa Fumante

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