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Cultura e società

I report che inchiodano Sánchez. Così ha lasciato invadere Ceuta

L’ondata di migranti prevista dai servizi segreti il 27 e il 29 luglio. Ma l’allarme è rimasto inascoltato. Il premier socialista torna in vacanza: il 3 settembre risponderà sulla mancata prevenzione.

epa13184142 Migrants camp at El Trampolin beach again after it was cleared and cleaned in Ceuta, Spain, 22 August 2026. Authorities in Spain's North African enclave of Ceuta cleared migrants from El Trampolin beach for the second time on 21 August, grouping them in one area while crews cleaned the site. The Spanish government is providing temporary shelter for 1,200 migrants sleeping rough on Trampolin Beach and in the Loma Colmenar area of Ceuta, and plans to gradually expand these facilities. EPA/REDUAN

I servizi segreti spagnoli avevano lanciato l’allarme e previsto l’invasione di Ceuta. Il 27 luglio e il 29, il giorno prima dell’ondata di migranti marocchini, erano state informate le autorità locali e il rappresentante in città del governo centrale. La conferma è arrivata dal ministro della Difesa, Margarita Robles, nell’audizione di martedì davanti alla Commissione parlamentare. Al contrario, il ministro dell’Interno, Fernando Grande-Marlaska, continua a sostenere che non è mai arrivato alcun allarme specifico. Non solo: la Comunidad de Inteligencia, l’insieme dei servizi di informazioni rispondono direttamente al presidente del Consiglio dei ministri, Pedro Sánchez. Per ora è tornato in vacanza nel Principato di Andorra, ma il 3 settembre, quando si presenterà davanti al Congresso riunito in sessione straordinaria, dovrà rispondere sulla mancata prevenzione della crisi. Robles ha sostenuto, molto chiaramente, che i servizi segreti «hanno fatto il loro lavoro» e «alzato il livello di allerta».

Il 27 luglio si è tenuta la prima riunione nell’enclave spagnola con il presidente/sindaco della città autonoma, Juan Jesús Vivas, il delegato del governo, Miguel Ángel Pérez Triano e il responsabile di zona del CNI, il Centro nazionale di intelligence. A Ceuta sono dislocati 25 agenti dei servizi con il compito di monitorare H 24 la situazione e le minacce che possono arrivare dal confinante Marocco. Il CNI ha lanciato l’allarme su un possibile attraversamento di massa «informando le Forze di sicurezza e la delegazione del governo» ha dichiarato Robles. I servizi stavano monitorando il tam tam sui social che lanciava l’adunata per sfondare il confine a Ceuta prendendo spunto da una fuorviante interpretazione di una sentenza della Corte suprema spagnola sull’impossibilità di espellere immediatamente chi arriva a nuoto. Il 29 luglio, alla vigilia dell’invasione, Robles conferma che si è svolta una seconda riunione di emergenza. Nell’incontro l’intelligence ha informato «la delegazione del governo» a Ceuta, che il giorno successivo si celebrava l’ascesa al trono di Mohamed VI. La festività era l’occasione per l’ondata migratoria di massa via mare, come è avvenuto puntualmente il 30 luglio. Sulla frontiera non c’erano rinforzi e non è stato predisposto alcun sbarramento galleggiante o terrestre. Così quasi 80mila migranti irregolari sono entrati a Ceuta in poche ore.

Robles è un po’ vaga sull’esistenza di un formale documento d’allarme. Il CNI «opera in molti modi» sostiene nell’audizione e «per il servizio di intelligence non è necessario fornire rapporti scritti». Probabilmente le informazioni sono state passate verbalmente nelle riunioni del 27 e del 29 anche per il carattere riservato e delicato dell’allarme. Alla mancanza di un pezzo di carta, di una comunicazione ufficiale, si aggrappa il ministro dell’Interno. Ancora ieri smentiva la Difesa sostenendo che se fosse arrivato un allarme chiaro sarebbe stata messa in moto una mobilitazione preventiva delle forze dell’ordine. Gli uomini della Guardia Civil a Ceuta, però, fin dai primi arrivi di 3mila migranti dicevano, anche ai giornalisti, che oltre confine c’erano molti di più e si aspettavano il peggio.

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