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Cultura e società

“Il velo islamico non è come quello delle suore”. La lezione della giornalista iraniana alla sinistra occidentale

Masih Alinejad si rivolge direttamente a chi, in Occidente, considera il velo una libera scelta: “Se pensi che il modello talebano sia in qualche modo ‘emancipante’, provalo tu stesso”

Velo islamico

C’è un tema che ricorre spesso quando si discute del velo islamico, ed è la ragione di chi sostiene che le donne musulmane portano il velo allo stesso modo delle suore cattoliche. È un’argomentazione frequente e chi la porta avanti pensa di fare un paragone calzante perché, d’altronde, si tratta in entrambi i casi di donne velate. Ma la verità è ovviamente ben distante da questa semplificazione ideologica e la differenza prova a spiegarla Masih Alinejad, giornalista iraniana e attivista, che alza la voce per tutte le donne del suo Paese che purtroppo non possono, segregate in un’esistenza compressa dal regime dello Stato islamico.

Masih si rivolge proprio a chi porta avanti quel parallelismo e lo fa senza mezze misure, con la forza di chi sa di cosa parla e non teme smentite: “Smetti di paragonare le donne afghane in burqa e le donne iraniane soggette all’hijab obbligatorio con le suore cristiane. Non è affatto complicato. Una suora sceglie di diventare una suora. Il suo voto si applica a lei. Non prende il voto e improvvisamente ogni donna in Italia deve coprirsi i capelli. E se si toglie il velo, la polizia morale non si presenta per picchiarla, arrestarla o gettarla in prigione. Questa è la differenza”. Chi può smentire, confutare o ribattere a un’affermazione tanto semplice quanto vera di Masih?

“In Iran e Afghanistan, alle regole non importa se sei religiosa, secolare, musulmana, atea o se vuoi solo essere lasciata in pace. Sei una donna? Congratulazioni. Le autorità hanno un codice di abbigliamento per te. E per favore smettila di indicare le bambine con l’hijab e chiamarla ‘scelta’. Alcune di queste bambine non sanno nemmeno ancora leggere. Sono abbastanza grandi per scegliere un obbligo religioso per la vita, ma apparentemente non abbastanza grandi per scegliere cosa vogliono per pranzo?”, ha scritto ancora la donna in un post social che su X ha raccolto 21mila like.

“Ecco il test che nessuno sembra voler fare: cosa succede quando una donna dice no? Se la risposta è armi e proiettili, prigione, percosse, perdere l’istruzione o essere cancellata dalla vita pubblica, congratulazioni, hai scoperto la differenza tra scelta e coercizione. E se pensi ancora che il modello talebano sia in qualche modo ‘emancipante’, provalo tu stesso. Copriti. Obbedisci. Lascia che le autorità religiose decidano come ti vesti, dove vai, se lavori e quando ti è permesso parlare. Poi spiega alle donne afghane quanto ti senti emancipata. È davvero così difficile da capire?”, è la conclusione della giornalista, la risposta definitiva a tutta quella schiera di persone che da sinistra vogliono spiegare alle donne iraniane, e non solo, che il velo è una “scelta” e che quindi anche in Europa è bello vederlo indossato. Per anni l’Unione europea ha portato avanti campagne con donne velate come simbolo di diversità e di emancipazione: forse sarebbe utile invitare Masih a parlare in Europa per portare la voce di una donna che davvero conosce la forza e il terrore del regime islamico, a differenza di chi parla comodamente dall’Europa di integrazione e di scelta.

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