Neppure i simboli storici dell’Oktoberfest sono più al sicuro dal furore ideologico del woke a ogni costo. A finire nel mirino della “Gleichstellungsstelle”, l’ufficio comunale per le pari opportunità della capitale bavarese, sono state questa volta le quattro celebri marionette in cartapesta del Teufelsrad, l’iconica giostra con la piattaforma girevole che da ben ottant’anni accoglie i visitatori del Wiesn. La loro colpa? Risultare “troppo scoperte” e non abbastanza conformi ai diktat dell’inclusività contemporanea, che non deve offendere nessuna sensibilità, dal femminismo al islamismo.
Di fronte alla minaccia neanche troppo velata di vedersi escludere dalla manifestazione, la storica gestrice ottantenne Elisabeth Polaczy è stata costretta ad accettare la censura burocratica e a far ridipingere le figure, coprendo le scollature e allungando le gonne con pantaloni, camicette accollate e persino calzature. “Tre delle donne hanno suscitato il malcontento del Comune perché erano troppo svelate”, ha dichiarato la donna, con un misto di amarezza e sconcerto. Le indicazioni arrivate dagli uffici comunali non si limitavano a richiedere una ridimensionata ai décolleté: la burocrazia cittadina suggeriva persino di cambiare sesso a una delle marionette per garantire una “maggiore varietà”, intervenendo perfino sui dettagli più assurdi.
Un paradosso grottesco se si pensa che la scollatura del costume tradizionale bavarese, il Dirndl, è da sempre un elemento identitario e popolarissimo tra le frequentatrici della festa, per un abito che ha secoli di storia e che ora in nome di non si sa quale regola si vorrebbe limitare. La titolare dello storico impianto sfoga tutta la propria frustrazione dinanzi a un’ingerenza che appare decisamente sproporzionata per uno dei simboli della festa bavarese per eccellenza. “All’inizio avevo paura di non poter più partecipare al Wiesn se non avessi ridipinto”, ammette Polaczy, costretta a farsi carico dei costi della modifica pur di poter continuare a lavorare. “Voglio solo la pace e fare bene il mio lavoro”, ha spiegato
Eppure la giostraia si è sempre dimostrata attenta alla reale tutela e al rispetto delle donne, intervenendo con fermezza e buonsenso contro i comportamenti molesti veri, come i tentativi di girare video indiscreti sotto le gonne delle clienti durante il gioco, installando telecamere, cartelli e fornendo pantaloncini protettivi. Eppure, la crociata ideologica preferisce accanirsi contro quattro sagome di carta pesta risalenti al secolo scorso. “Ci sono cose più importanti. Con la nostra giostra vogliamo solo regalare un po’ di gioia alla gente”, ha concluso amaramente.
Il Teufelsrad letteralmente “ruota del diavolo”, è un’attrazione storica e tradizionale della cultura bavarese, una grande piattaforma circolare di legno, completamente liscia, collocata al centro di un’arena. I partecipanti si siedono o si sdraiano al centro della superficie, la quale inizia a ruotare a velocità crescente. L’obiettivo del gioco è rimanere aggrappati o posizionati sulla piattaforma il più a lungo possibile, sfidando la forza centrifuga che spinge gradualmente tutti verso l’esterno. Spesso le donne partecipano indossando l’abito tipico bavarese, in un clima di rispetto e di goliardia che era ben rappresentato dalla struttura in cartapesta, ora vestita. Ovviamente tra i tedeschi è polemica. “Eliminate tutti i delegati alla parità. Sono nullafacenti pagati con i soldi delle tasse - anzi, peggio: li paghiamo con i nostri soldi delle tasse, così che loro ogni giorno si inventino qualcosa con cui possono darci fastidio. Fuori!”, ha dichiarato Rainer Zitelmann uno storico, sociologo, giornalista, saggista e imprenditore tedesco.
