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Cultura e Spettacoli

La sua Bologna ormai è andata perduta

Omaggi floreali per Francesco Guccini in via Paolo Fabbri 43 . Bologna 07 Agosto 2026 - Bologna - Italia (Photo Alessandro Ruggeri / LaPresse) Floral tributes for Francesco Guccini at Via Paolo Fabbri 43. Bologna, August 7, 2026 - Bologna- Bologna - Italy (Alessandro Ruggeri/ LaPresse )

«Ciao Francesco, con te va via la parte migliore della mia vita», si legge su un foglietto lasciato da una signora in via Paolo Fabbri all’indomani della scomparsa di Guccini. Io c’ero. Negli anni della Bologna del sindaco Zangheri, il comunista che rese, ai tempi, la sua città ricca e insieme un modello di welfare rivoluzionario fra asili nido e spazi pubblici riconosciuti alla comunità gay, fra consultori gratuiti, biblioteche e eventi culturali straordinari come la Lectura Dantis di Carmelo Bene dalla Torre degli Asinelli. Bologna era questa, gli autobus funzionavano come a Lugano e nonostante le stragi degli anni di piombo e i cassonetti dati alle fiamme in via Zamboni la percezione di chi ci viveva era quella di essere in una città sicura e accogliente. Noi studentesse uscivamo tranquille la sera in giro per osterie, uno degli incentivi per iscriversi all’università di Bologna: 100mila studenti fuori sede che girovagavano briosi sotto i 62 km di portici con l’unica preoccupazione di dove andarsi a bere un bel scalfarot ed ven e magari rimediare anche qualcos’altro. Le osterie erano luogo di chiacchiere e risate, i tavoli senza tovaglia e il legno sempre appiccicoso, i bicchieri gotti di vetro pesante e l’aria densa di fumo. Le tavolate erano miste e promiscue, c’erano i professori del Dams e lo studente curdo, la ragazza di provincia e il filosofo Bonaga, Eco e i suoi discepoli veneranti e sulle seggioline di paglia si stava scomposti, talvolta con lo schienale della sedia rivolto verso il tavolo e le gambe a cavalcioni. Ogni tanto ci si spingeva fuori porta, da Vito, dove se si era fortunati si poteva assistere sotto le luci al neon a jam session improvvisate e casareccie di Guccini e Dalla, o Morandi e Vecchioni, mentre un Benigni timido seduto lì vicino si cincischiava i capelli. Ci si sentiva parte di un mondo che aspirava a essere migliore, o forse a quei tempi era davvero il migliore, come ha scritto la signora sul biglietto. Oggi al posto di Zangheri c’è Lepore. Le osterie han vestito i tavoli con le tovaglie a quadretti e sostituito il neon con il led caldo. Ma chi aveva intravisto e creduto in quel mondo migliore se n’era già andato da Bologna, sopraffatto dall’amarezza “avvelenata” della disillusione.


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