Macché, vince il pensiero unico con ospiti e dibattiti scontati Manifestazione da rivoluzionareContro il Salone

Caro Ferrero,
non si preoccupi del ritardo: l'argomento di cui trattiamo non è deperibile. Il nostro dibattito potrebbe essere rimandato all'anno prossimo, quando il «Solone del libro» tornerà, come le rondini, a primavera. Cerco di ragionare sulle sue obiezioni.
1) Lei sostiene che la manifestazione ha un notevole valore commerciale («volano economico», «indotto da milioni di euro»). Un aspetto, questo, che avevo trascurato per un motivo semplice: esulava ed esula dal mio interesse. Nella circostanza mi premeva parlare di libri, scrittori ed editori. Sono comunque molto felice di apprendere che incassiate parecchi quattrini. Meno felice che abbiate promosso un dibattito medievale con Paolo Flores d'Arcais e Vito Mancuso. Sarebbe stato meglio mettere il nasino fuori dall'Italia e invitare, per esempio, autori di alto livello quali Richard Dawkins, Antonio Damasio (neuroscienziato) e Stephen Hawking, presente solo in forma di volantino (contro David Grossman).
2) Per discettare di letteratura non sarebbe stato opportuno invitare Harold Bloom, il più autorevole critico mondiale, che sta conducendo negli Usa una battaglia contro il multiculturalismo e l'appiattimento sul terzomondismo narrativo (coinvolgendo perfino i Nobel)? Che direbbe Bloom sul Salone del libro?
3) Lei afferma che i grandi ospiti li decidono i grandi editori. Male. Succede lo stesso col premio Strega e se ne vedono i risultati. Pesano meno i contenuti che non i contenitori affittati ai mandriani e ai pifferai magici? Il fatto che Matteo Renzi sia pubblicato da Mondadori è ininfluente. Il Giornale non ha risparmiato critiche a Roberto Saviano, che era un autore Mondadori ai bei tempi di Gomorra, a Concita De Gregorio e Luciana Littizzetto, che scrivono per case editrici del medesimo gruppo di Segrate. E non dimentichiamo Eugenio Scalfari, addirittura santificato da Mondadori nei Meridiani. Sono pagato per vergare articoli sulla base delle mie idee e non per applaudire alle iniziative che stanno a cuore alle aziende della famiglia Berlusconi. Che sa fare benissimo il suo mestiere senza il mio sostegno.
4) Per riprendere il discorso sui grandi ospiti, segnalo che tra questi non figuravano Antonio Moresco (di sinistra, scrittore fantastico) e Isabella Santacroce, né di sinistra né di destra, ma assai più meritevole di Serena Dandini e di Concita De Gregorio, tanto per fare un paio di esempi.
5) Trovo patetico il suo tentativo di pormi in imbarazzo annotando che Gaetano Quagliariello, Antonio Tajani e Il Foglio si sono complimentati con lei per l'ultima edizione del Salone. Nel rispetto delle persone e delle loro opinioni, mi consenta di rimanere indifferente a elogi che non condivido.
6) Mi sollecita a proporre cinque nomi di autori di destra da contrapporre ad altrettanti loro colleghi di sinistra. Ignoravo che avesse l'inclinazione a lottizzare. Devo confessarle che io invece non amo certe classificazioni e certe categorie. Sarò antiquato, ma preferisco la seguente distinzione: esistono i grandi libri e i piccoli libri. Ciò tuttavia non mi impedisce di notare che, sul piano del costume, il Salone del libro sembra la prosecuzione cartacea della Festa dell'Unità o il pensatoio, distaccato a Torino, di Telekabul. Non occorre frequentarlo per giungere a questa conclusione. Così come per sapere che il mare è salato non è obbligatorio berselo tutto, basta leggere l'elenco dei partecipanti e i titoli delle loro opere per verificare che la «Fiera del bestiame» non cambia mai. Non c'è bisogno di visionare dieci volte lo stesso film per dire che è bruttino.

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