De Giorgi, il candidato di Monti è il proprietario di quattro siti porno

De Giorgi è proprietario della società Gay.it che raccoglie siti di video hard e incontri per escort. Lui replica: "Mai ottenuti vantaggi economici"

De Giorgi, il candidato di Monti è il proprietario di quattro siti porno

E adesso cosa dirà Mario Monti? Nei giorni scorsi le foto di Alessio De Giorgi, renziano candidato nella lista Monti, avevano suscitato non poco imbarazzo al Professore. Oggi, però, è venuto fuori che la società di De Giorgi è proprietaria di quattro siti che, oltre a proporre video pornografici con contenuto omosessuale, organizzano incontri gay con escort. Una vera e propria bomba a orologeria per il sobrio Professore che ha fatto passare il curriculum di ciascun candidato sotto la lente d'ingrandimento di Enrico Bondi.

Nelle foto pubblicate nei giorni scorsi, De Giorgi era immortalato mentre baciava travestiti e drag queen. Gli scatti avevano fatto il giro della rete mettendo in imbarazzo il Professore che aveva deciso di arruolare nella sua lista l'imprenditore e direttore del sito Gay.it per garantire un maggiore pluralismo sui temi etici e trovare, in questo modo, un fronte comune con la sinistra. De Giorgi, che nel 2002, grazie alla doppia cittadinanza italo-francese del compagno, firmò il pacs al consolato di Francia, è stato infatti membro della prima Assemblea nazionale del Partito democratico ed era intervenuto all’ultima Leopolda di Renzi. "Se entrerò al Senato lo farò con le mie idee, la mia storia, le mie passioni, non cambiando una virgola di quanto ho pensato in questi anni", ha spiegato nei giorni De Giorgi sottolineando che resterà, comunque, "un uomo di centrosinistra". Proprio per questo, ci ha tenuto a sottolineare il cambio di rotta per una formazione politica di centro che decide di candidare "un omosessuale che si è speso sul tema dei diritti civili".

Non è il programma politico di De Giorgi a imbarazzare Monti, ma il suo curriculum. Oltre a essere indagato per reati ambientali e falso in atto pubblico, il renziano, omosessuale dichiarato e attivista per i diritti dei gay, ha problemi per le licenze dei suoi locali da ballo e per i contenuti dei siti gestiti dalla sua società Gay.it. Come ha anticipato Dagospia e poi rivelato la trasmissione di Radio 24 La Zanzara, la società è infatti proprietaria di gaysex.it, gaytube.it, nowescort.com e me2.it. Non appena la notizia è stata rilanciata, l'accesso ai primi tre siti. Anche se adesso sono irraggiungibili, attraverso la cash di Google che permette di recuperarne il contenuto siamo riusciti a visionare ugualmente i siti di De Giorgi nei quali non compare mai la finestra che vieta l'accesso ai minorenno. Mentre gaysex.it e gaytube.it propongono video hard per omosessuali, le pagine di nowescort.com "sono destinate ad accogliere profili di ragazzi che, nel sito me2.it, intendono dichiarare la loro disponibilità ad effettuare servizi di accompagnamento personale". "Resta inteso che il sito www.me2.it non ha alcun rapporto contrattuale con i tali profili, diverso da quello che consente di costituire un profilo sul sito - si legge direttamente sul sito nowescort.com - la distinzione tra le due sezioni è meramente finalizzata a rendere edotti i navigatori del sito www.me2.it dei diversi scopi per i quali i profili sono inseriti nella banca dati, dai rispettivi titolari".

La notizia è subito esplosa. E De Giorgi ha replicato scrivendo una lettera a Dagospia per spiegare che la sua società ha mai ricevuto compensi economico. "La parola escort può sicuramente far drizzare le antenne ai campioni di moralismo e giustizialismo - ha spiegato il candidato renziano - ma c'è da precisare che su tali utenti la Gay.it non ha mai ottenuto alcun vantaggio economico". A detta di De Giorgi tre siti sono stati oscurati (me2.it è ancora online) per evitare che vengano utilizzati in campagna elettorale. "Visto che né pornografia né incontri tra persone costituiscono reato - ha commentato - trovo decisamente di cattivo gusto la campagna denigratoria e la sovraesposizione mediatica di cui sono vittima, che rischia di configurarsi come una vera e propria campagna sessuofobica di cui questo paese non ha sicuramente bisogno e di cui sicuramente tu non sei paladino".

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