Lo aveva capito Michele Serra, con cui raramente ci capita di essere d'accordo. L'anno scorso a Piazza Pulita, un programma che a ideologia non scherza, parlando delle polemiche a "Più libri più liberi" - mai titolo di festival è diventato più paradossale - sulla presenza di Passaggio al bosco, la casa editrice a cui ora si dà la caccia a colpi di patentini di democraticità antifascista, aveva detto: "Persino censurare una casa editrice fascista, cioè dire tu non esponi i tuoi libri è sbagliato...". L'Abc di un discorso sulla libertà di pubblicare tutto ciò che non violi le leggi della Repubblica italiana. Sono passati un po' di mesi e inspiegabilmente l'Aie è passata drasticamente alla sinistra (stalinista) di Serra proponendo l'attestato di antifascismo come panacea di tutti i mali librari. Non stupisce che molti editori abbiano storto il naso. Basterebbe un po' di memoria storica per ricordarsi come finisca con i certificati... Dopo la Seconda guerra mondiale chiunque, in Germania, si procurava un certificato di a-nazismo dagli alleati. A partire dai nazisti. E poi non c'è mai stato niente di meglio che la censura per promuovere la vendita di un libro, gli regala un certo afrore di zolfo. Per esserne sicuri chiedere allo storico Robert Darntorn che, in saggi capolavoro, ha dimostrato che niente ha favorito l'illuminismo (o la pornografia) quanto il fatto che i governi del Settecento li censurassero. E quindi per certi versi, di nuovo, Passaggio al bosco dovrebbe ringraziare, aveva già venduto tanto con le proteste dell'anno scorso. Una visibilità enorme. A meno che ormai non sia Più libri più liberi a dover ringraziare. Negli ultimi anni del festival si è parlato quasi solo per le polemiche. Uno dei temi della nuova governance si dice fosse ridurre il numero degli stand, cosa che di norma non favorisce i piccoli editori che dovrebbero essere il cuore del festival. Con una bella verniciata di difesa della democrazia è tutto più facile.
Poi non resta che aspettare che si arrivi alla perquisizione dei cataloghi a caccia degli autori sbagliati, con Céline si può cacciare anche Adelphi. Allora sì che potremo avere il festival Più liberi meno libri. Liberi di accettare le idee peggiori ma ripulite con la varichina della democrazia.