«Non perdetevelo! Sabato quindici agosto dichiarerò guerra al genere umano’ ammonisce, su X, Wolf Tivy, già editore del magazine neoreazionario Palladium, che si dice sia stato finanziato da Peter Thiel. Tivy presenterà al grande pubblico della California la conferenza Il problema dell’umanità’, occasione per snocciolare la sua filosofia xeno-umanista. Per abbandonare la zavorra dell’umanità intesa come canone morale è necessario, sostiene lui, prendere atto dello scioglimento dell’essere biologico tra le maglie accelerate delle intelligenze artificiali.
Ha un padre nobile, Tivy; Nick Land, il filosofo inglese transfuga alla volta della NeoCina arrivata dal futuro, come vaticinava lui stesso nel delirante Collasso. Una sarabanda altamente lisergica, mescolanza di derive cyberpunk e di inquietudini macchiniche, presentata nella prima edizione del festival accelerazionista tenuto a Warwick nel 1994, Virtual Futures, in un caleidoscopio di musica elettronica, post-strutturalismo trascolorato tra le maglie di Neuromante di William Gibson e Lovecraft a lezione da Deleuze.
Tivy ha pure organizzato la prima rimpatriata di post-umanisti tech, conciliando a San Francisco, a inizi 2026, la stretta di mano storica tra Nick Land e Curtis Yarvin, il Machiavelli neocamerale che stampa, analisti e intellettuali progressisti hanno già incoronato eminenza grigia del trumpismo.
Ecco a voi l’illuminismo oscuro. La più, in apparenza, ossimorica tra le sigle, una filosofia nativo-digitale traslatasi dai blog e dai siti internet al cuore del mondo occidentale, là dove le decisioni più rilevanti vengono elaborate e adottate.
Queste inquietudini si sono, inevitabilmente, tradotte in un copioso fiume di libri. Tra il 2025 e questi primi mesi del 2026, le librerie sono state letteralmente invase da volumi che affrontano anche il tema dell’illuminismo oscuro. Arriva ora in libreria però la prima monografia esclusivamente dedicata a questa filosofia che, nata da una eresia della sinistra postmoderna britannica, si è ritrovata allo spettro opposto.
La firma Arnaud Miranda, Illuminismo oscuro. Le origini del pensiero neoreazionario, per Rizzoli. Miranda è un giovane ricercatore di scienze politiche a Sciences Po e un collaboratore della rivista Grand Continent.
Nonostante l’estensione limitata, centottanta pagine scarse, si tratta comunque di una pregevole introduzione al tema. Miranda segue una tradizione ormai consolidatasi in Francia, quella degli Stati Uniti concettualmente influenzati, plasmati e trasformati da questo inquietante accelerazionismo di destra. Se non altro lo fa con meno sbandate rispetto una Asma Mhalla, la quale, nel suo ultimo Resistere ai tempi oscuri (Einaudi), è riuscita a scrivere che Curtis Yarvin sarebbe stato influenzato da Land. È cosa notoria che Yarvin si sia sempre vantato di non aver mai letto Land.
Il volumetto di Miranda si apre con lo scenario distopico di una Washington trasformata in uno Sprawl, una megalopoli start-up che assomma la fisionomia di una Singapore e di una città immaginata da William Gibson. Questo rischia di essere il futuro immaginato dai profeti dell’illuminismo oscuro, di questa neoreazione che si dibatte nelle profondità dei laboratori dell’IA e nei think tank che attorniano Trump, e che scuote la curiosità intellettuale dei grandi magnati del Tech, da Marc Andreessen a Peter Thiel. Miranda compone quindi una cartografia e al tempo stesso un bestiario di questa latitudine radicale che mescola nichilismo tecnologicamente avanzato, pensiero reazionario, rifiuto radicale della democrazia, iper-capitalismo e libertarismo utopistico, machismo e nazionalismo etnico.
C’è poi la carrellata delle figure principali e delle relative idee. Curtis Yarvin, start-upper amico di Peter Thiel e da questi finanziato. Sotto lo pseudonimo di Mencius Moldbug ha animato per anni un sito, Unqualified Reservations, sul quale ha pasturato il suo rifiuto della democrazia e la costruzione di una filosofia politica, il formalismo, che è miscellanea di libertarismo hi-tech, Thomas Carlyle e neocameralismo, con una spruzzata di realismo razziale.
Segue Nick Land, il padre nobile dell’accelerazionismo e della theory-fiction e poi, dal 2012, eminenza nerissima dell’illuminismo oscuro. In realtà, come aveva ben capito Mark Fisher, Land non ha cambiato parrocchia, non ha saltato il fosso. Ma nella sua filosofia c’è sempre stato il rifiuto dell’umano.
Proprio questo dovrebbe far chiedere: può essere ascritto ad una parte precisa dello spettro politico, un pensiero che ambisce a non veder alcunché di umano sbucare fuori dal gorgo nero del futuro?
Illuminismo: perché ogni anelito è lotta contro l’inevitabile presenza del principio kantiano di ragione.
Oscuro: perché dove l’illuminismo classico vede necessità politica, quello oscuro scorge bramosie e appetiti che rendono la democrazia un’orgia di clientelismo e di degenerazione.
La democrazia risponde a una linea concettuale tipicamente umana: la politica, coi suoi compromessi e le sue transazioni. Rifiutarla significa rifiutare il progetto dell’umanità e ambire a riformulare l’umanità stessa.
