Gae Aulenti, friulana, classe 1927, tra i più importanti architetti della sua generazione, nel 1986 aveva terminato la ristrutturazione del Museo d’Orsay, all’interno dell’ex stazione di Parigi.
Si trovava all’apice del successo e, nel 1988, appassionata di disegno e di oggetti di arredo ed accessori, immaginò i primi orologi da polsodi Louis Vuitton, il LV I e il LV II, con corona al 12: il primo era un “ore del mondo”, su cassa da 40 mm in oro bianco o giallo, priva di anse e prevedeva un datario analogico periferico retrogrado a lancetta centrale, fasi di luna al centro e sfere a siringa scheletrate; il secondo, invece, da 37 mm, in ceramica nera, oltre al datario analogico periferico circolare, aggiungeva la funzione di sveglia. Questi modelli erano denominati Montre 1 e Montre 2 e si sono rivisti durante le sfilate parigine di Louis Vuitton, Autunno-Inverno 2025 (LV II) e Primavera-Estate 2026 (LV I).
La Maison ed il Direttore Artistico della Fabrique du Temps LV, Mathieu Hegi, alla fine dello scorso anno, ne hanno ripreso il mood, lanciando il Louis Vuitton Monterey (il nome deriva dalla pronuncia americana del nome “montre”), in oro giallo da 40 mm, serie limitata a 188 pezzi. Osserva Hegi: «I codici che rivisitano lo spirito dell’orologio disegnato da Gae Aulenti sono identici. La scala deiminuti e delle ore a binario, la scritta Louis Vuitton Paris che forma il semicerchio, le lancette a siringa di grande impatto visivo e la corona a Clous de Paris a ore 12. Gli orologi rivisitano i codici del 1988, pur rimanendo al passo con i tempi, come un versatile pezzo di tendenza che può essere indossato in molti modi, sia al polso che fuori».
In effetti, la cassa a forma di ciottolo, il fondello chiuso e il quadrante decisamente grafico, inquadrano il Monterey come un’audace opera d’arte. Ora, Louis Vuitton ne propone due versioni in ceramica – sulla scia del modello 2025, con ore/minuti/secondi al centro -, riprendendo la misura da 37 mm (spessore di 11 mm) ed il materiale del LV II del 1988, amagnetico, biocompatibile e resistente all’usura e alla corrosione: nella tonalità verde e nera, a finitura lucida effettuata amano, con corona al 12 in acciaio. I quadranti sono laccati ed è prevista l’applicazione finale di vernice opaca per una finitura uniforme, mentre la grafica è effettuata a mezzo stampa acrilica. Nel primo caso è verde “ton sur ton”, con lancette a siringa gialle e indici/scale a chemin e fer in bianco; nel modello nero, è bianco opaco, con sfere rosse e grafica alternata rossa e canna di fucile.
Il motore dei Louis Vuitton Monterey è il calibro automatico di manifattura LFT MA01.02 (nel 1988 era al quarzo), operativo a 28.800 alternanze/ora (bilanciere a regolazione inerziale) e scorrente su 26 zaffiri incolori, la cui autonomia è di 45 ore: il rotore è in oro rosa, personalizzato sui tratti del logo Louis Vuitton. Completa l’insieme un cinturino passante in pelle di vitello a finitura granulata.
