Canule di vetro rovente innestate una sull’altra. Infinitesimali particelle di colore avvolte o soffiate all’interno di sfere magiche lavorate col fuoco e con la gravità. Ardente passione di un pugno di artigiani e artigiane che continuano a produrre con regole precise e la fantasia che si innesta sempre e soltanto su un percorso antico. Per questo nelle perle di Murano c’è la storia. Una tradizione antichissima che a Venezia prese impulso nel XV secolo grazie ad una donna: Marietta Barovièr. Questa donna una delle pochissime autorizzate ad avere un forno suo inventò le così dette perle rosetta. Un design diventato iconico attraverso i secoli: la rosetta è una perla che normalmente è composta da sei fasce di colore sovrapposte valorizzate dalla sua forma ovoidale. Il bianco-latte della parte centrale è circondato da una ruota dentata azzurra cui ne segue un’altra bianca; il quarto strato dentato è spesso di color rosso-cupo circondato a sua volta da un altro strato bianco. L’ultima coverta cilindrica è costituita normalmente da uno strato azzurro o blu. Un capolavoro di strati di vetro lavorati a caldo che si poteva tirare solo nei lunghissimi corridoi delle vetrerie muranesi. Tanto che alcune tipologie di perle si trovano ormai soltanto sul mercato antiquario per dar vita a gioielli costosissimi.
Ecco perché è partito il progetto Perle portato avanti dal Comune di Venezia e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia. Una serie di iniziative per promuovere le perle come quella in collaborazione con il Festival delle Idee diretto da Marilisa Capuano(Le perle nella moda) che ci ha consentito di visitare anche il laboratorio di una Perlera in attività. É impressionante vedere lavorare le singole perle, non ne possono esistere due uguali, direttamente alla fiamma. Da questo punto di vista la tradizione e la bellezza che a Murano si ammira al Museo del vetro dell’isola dentro i laboratori come quello di Muriel Balensi la si può veder declinare in nuove forme a partire però dalla regola aurea che il «Il fuoco comanda e nell’avvolgere una perla non si torna indietro, ad ogni passaggio ciò che è fatto è fatto, come nella vita...». E come spesso nella vita a Murano pur nell’ispirazione dell’arte e della vita si deve fare i conti anche con i costi e il mercato. Per lavorare il vetro i forni non si possono fermare praticamente mai, pena il blocco, li si ferma soltanto ad agosto per pulizia. Murano sente il peso dei costi energetici più di molte altre produzioni.
Ecco perché in questo settore della moda, e per moda dobbiamo intendere che le perle di Murano dal Cinquecento influenzano il gusto in tutto il mondo, è importante la scelta di Venezia e della Regione, supportate dal governo di puntare, al riconoscimento dell’Igp per una serie di prodotti tra cui il vetro di Murano e il merletto di Burano.
Ecco il merletto di Burano, prodotto ad ago e su cuscino, una lavorazione unica è un’altro capitolo del lusso da salvare. Per ottenere un centimetro quadrato di merletto possono servire sino a 3 ore di lavoro. Qualcuno potrebbe scambiarlo per il centrino della nonna in realtà è arte pura dove un ventaglio può costare (giustamente) migliaia di euro. Ma le lavoranti sono rimaste pochissime, circa una trentina. Vederle all’opera, si riuniscono in uno spazio nel Museo del merletto dell’isola, è una specie di magia (anche per questo il Veneto è la regione Best in travel 2027 di Lonely Planet).
