«Dietro gli attacchi a Berlusconi i vescovi che guardano a sinistra»

RomaPresidente emerito Francesco Cossiga, dopo il tormentone con le domande di «Repubblica», il «Corsera» promette di tormentarci con l’«effetto Veronica».
«Spero di no. Ma non è buon segno l’intera pagina, richiamata pure in prima, che l’altro giorno è stata dedicata a una sbrodolata "autorecensione" della Latella al libro già passato inosservato cinque anni fa, Tendenza Veronica. Con passaggi che indugiano su particolari o consigli pruriginosi, propri di una sessualità non maturata o deviata. Una cosa impensabile... Devo ammettere che a confronto di questo scritto trash la campagna di Repubblica contro Berlusconi assume i contorni decisamente british».
Ne è rimasto così turbato?
«Ho provato un misto di meraviglia, dolore e indignazione».
Meraviglia, lei che ne ha viste tante.
«Non mi meraviglia che la Latella abbia scritto una nuova edizione del libro e che, a fine di cassetta, ne sia stata fatta pubblicità gratuita sul prestigioso quotidiano, ma che il direttore, persona che stimo, abbia fatto questo scivolone. Dev’essere stato senz’altro in vacanza e malinformato».
L’«ottobre rosso» di Berlusconi è cominciato con la falsa prima pagina di «Avvenire» pubblicata dalla «Stampa»?
«Non so. Anche in quel caso pare che il direttore fosse in vacanza. A voler essere dietrologi, però si potrebbe dire che nel quotidiano della famiglia Agnelli venisse covato un certo "scontento" per l’ottimo lavoro di Tremonti nella lotta all’evasione fiscale... ».
Eppure Berlusconi, con la maggioranza che ha, può dormire sonni tranquilli.
«Se continua così, non ne sarei più tanto sicuro. Quando anche il figlio di Murdoch capirà che non c’è più nulla da fare per tenere Rai e Mediaset sulla piattaforma Sky, è facile intuire che ci sarà un bombardamento sul quartier generale».
Cosa che un certo «interventismo» della Chiesa rischia di aver già cominciato a fare, con le sue lezioni di morale.
«Non siamo in presenza di un "interventismo" della Chiesa, ma di prese di posizione di singole personalità della Curia o della Conferenza episcopale».
Personalità che alzano un po’ il tiro.
«Be’, il paragone fatto dall’Avvenire tra la tragedia degli immigrati e l’Olocausto si commenta da sé... Bisognerebbe che ci fosse qualcuno, se non altro per non farsi rimbeccare dagli stessi ebrei, che ricordi la storia a chi scrive certe cose».
È la pietà che l’uom a l’uomo più deve, scrisse Pascoli.
«Certo, questi immigrati sono dei poveracci spinti dalla fame, dalle guerre. Ma vengono volontariamente e muoiono per disgrazia, non perché vengano uccisi. Noi non abbiamo ucciso nessuno, sia chiaro».
Quando le «singole prese di posizione» riguardano però vicende che riguardano la vita privata del premier...
«... allora si è già passato il segno. Altro che "festini e libertinaggio": sarebbe bastata una dichiarazione sull’etica, riferita alla situazione generale, come s’è sempre fatto. Tutto il resto storpia. Mi chiedo se il segretario della Cei, don Crociata, oserebbe mai far scrivere o condurre omelie altrettanto ispirate sulla vita privata del presidente Sarkozy e della sua Carlà Brunì... ».
Ma che significato può avere l’insistenza su certi temi da parte di questi settori?
«Sta a segnalare la profonda spaccatura che esiste nel mondo cattolico: spaccatura che riguarda la politica, non certo l’etica. Vogliono tenersi buona una parte dell’episcopato e del movimento ecclesiale, vicina da sempre al centrosinistra. Hanno puntato sul Pd di Franceschini, tirano la volata all’unico leader post dc rimasto... Se il direttore dell’Avvenire vanta che all’interno del suo giornale ognuno decide liberamente a chi devolvere l’8 per mille, siamo in presenza di un gruppo in dissidenza non con il centrodestra, ma potenzialmente con la parte della Chiesa che fa capo al Papa».
Ce l’ha con il direttore Dino Boffo?
«Trovo persino qualche giustificazione al reverendo don Sciortino, direttore del settimanale Famiglia cristiana, che più propriamente dovrebbe oggi chiamarsi Famiglia allargata, vista l’apertura a ogni evoluzione del costume. Ma nessuna giustificazione o spiegazione riesco a dare agli scritti del non-reverendo Boffo che, posto inopportunamente alla direzione del giornale pur sempre organo ufficiale della Cei, dovrebbe astenersi da questi continui attacchi, dovuti in parte alle sue note preferenze politiche, ammantate da scelte religiose».
È lecito che il magistero morale della Chiesa si traduca in ammonimenti del genere?
«La Chiesa ha non il diritto, ma il dovere di esprimere giudizi in materia di morale. Ma gli ammonimenti debbono essere fatti in caritate e in modo che il giudizio non appaia mai come istigazione a combattere qualcuno, eventualmente anche sul piano politico. Ormai invece sembra che l’unica preoccupazione di certi ambienti sia quella di esprimersi sui festini a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli. Ma se la Chiesa ritiene incrinato per motivi etico-cultural-religiosi il vincolo che la lega allo Stato italiano, attraverso il regime concordatario e i suo corposi allegati finanziari, non esiti a proporre l’abrogazione del Concordato. In Parlamento la maggioranza sarebbe larghissima, e voterei anch’io a favore».

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