La Cina ha smesso di considerare i robot umanoidi come dei semplici gadget tecnologici. Le acrobazie, le corse e i balli di queste macchine potrebbero presto lasciare spazio a un altro loro impiego: quello militare.Non è un caso che, appena due giorni dopo la conclusione dei World Humanoid Robot Games di Pechino, il quotidiano ufficiale dell’Esercito popolare di liberazione (Pla) cinese abbia chiesto di accelerare il passaggio dei robot dai laboratori ai campi di addestramento militare, definendoli veri e propri combattenti.
Robot da combattimento
Le forze armate sono interessate a un aspetto particolare: la capacità di questi robot di integrare sensori, motori, software e sistemi di controllo. I robot vengono inoltre addestrati in ambienti virtuali attraverso milioni di simulazioni, così da imparare a muoversi, recuperare l’equilibrio e affrontare terreni irregolari.
Un umanoide non è necessariamente il robot più efficiente sul campo aperto. In città, però, la situazione cambia. Un robot con due gambe e due braccia può essere progettato per usare gli stessi spazi costruiti per un essere umano: scale, porte, corridoi, veicoli e stanze. Per questo Pechino sta studiando scenari nei quali gli umanoidi possano affiancare i soldati durante operazioni urbane, entrare negli edifici, esplorare aree pericolose, individuare obiettivi e svolgere compiti che esporrebbero direttamente i militari.
Addestramento militare
Uno studio del 2025 della National University of Defense Technology ha simulato una forza d’assalto urbana composta da sei macchine tra umanoidi e robot quadrupedi, divisi in due squadre incaricate di liberare un edificio piano dopo piano e stanza dopo stanza.
L’interesse cinese per i robot non è completamente nuovo. Reuters ha citato il 2024, quando la NUDT e l’Academy of Military Sciences organizzarono un forum sulle applicazioni militari dei sistemi umanoidi. Nel 2025 un’altra iniziativa universitaria simulò invece l’infiltrazione dietro le linee nemiche: i robot dovevano entrare in un’area, mapparla e localizzare obiettivi. Nello stesso periodo l’Esercito popolare di liberazione ha pubblicato gare e bandi per acquistare umanoidi, sistemi di percezione.
Lo scorso giugno, inoltre, la Pla aveva previsto circa 300mila dollari per un sistema destinato a raccogliere e classificare dati provenienti da telecamere, radar e sensori di movimento. Anche l’industria della Difesa si sta muovendo: Norinco ha presentato Fuxi, un umanoide destinato a compiti di sorveglianza, ricognizione e pattugliamento e controllabile a distanza da un operatore umano.
I problemi da risolvere
La distanza tra il laboratorio e il campo di battaglia, tuttavia, resta significativa. Nel momento in cui scriviamo non ci sono prove di umanoidi armati già schierati con unità operative della Pla. Non solo: queste macchine consumano molta energia e hanno ancora limiti evidenti fuori dagli ambienti controllati e in condizioni reali.
Restano poi i problemi più difficili: autonomia, percezione, capacità di reagire a situazioni imprevedibili e sulle decisioni d’uso della forza. Per questo, almeno nella fase attuale, la corsa cinese sembra concentrarsi sull’addestramento, sui dati, sui sistemi di controllo e sull’integrazione tra uomo e macchina che sull’immediato impiego di un esercito di Terminator. La direzione è in ogni caso chiarissima: qualora Pechino riuscisse a ridurre costi, consumi e limiti tecnici, gli umanoidi potrebbero passare dalle competizioni sportive alle esercitazioni militari e, in prospettiva, ai campi di battaglia.
