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Difesa

Allarme Houthi, l'Italia ripensa al contingente nel Golfo

Crosetto: “Assicurata la continuità delle attività”. Focus anche su Bab el-Mandeb

Spionaggio russo, allarme di Crosetto. "Sono dappertutto. E noi non abbiamo gli anticorpi giusti"

Spostare i militari italiani impegnati nel Golfo Persico verso territori più sicuri. Oppure ridurre il contingente tricolore. Sono le ipotesi allo studio del governo italiano, emerse dal vertice che si è svolto ieri a Palazzo Chigi per valutare i rischi nell’area. Ma con una certezza, spiega il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Sarà assicurata la continuità delle attività operative nel rispetto degli impegni internazionali». La missione si fa sempre più pericolosa per i nostri soldati, mentre la violenta offensiva degli Houthi filo-Iran prosegue nello Yemen contro le forze governative sostenute dall’Arabia Saudita. I miliziani sostenuti da Teheran hanno preso il controllo della sponda orientale dello stretto di Bab el-Mandeb, imbocco del Mar Rosso, e continuano a colpire il Regno di Mohammed Bin Salman, con ingenti danni alle infrastrutture energetiche, tanto che l’oleodotto saudita Est-Ovest, utilizzato dai sauditi per aggirare lo stop allo Stretto di Hormuz, è fermo da dieci giorni dopo un attacco con droni kamikaz. Il 18 settembre, poi, un caccia militare italiano è stato colpito e danneggiato in attacco contro la base aerea di Taif, in Arabia Saudita, anche se gli Houthi hanno precisato di non voler colpire obiettivi italiani.

Non a caso, durante il vertice, è stata affrontata la situazione di Bab el-Mandeb. Sollecitata da Crosetto, che ha annunciato di voler attivare la Marina Militare per assicurare il passaggio delle navi italiane dal Mar Rosso e ha chiesto «un urgentissimo intervento dell’Unione europea», l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha infatti confermato ai 27 Paesi membri la necessità di «maggiori risorse navali e aeree» per le missioni europee Aspides e Atalanta.

La crisi nella regione continua dunque ad avere ripercussioni globali. Ma le bombe americane, almeno per ora, tacciono. Gli Stati Uniti hanno annunciato che da domani 23 settembre le compagnie aeree iraniane «saranno bloccate in tutto il mondo» a causa delle sanzioni. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha avvertito: «Se atterreranno, non sarà possibile fornire loro carburante, né servizi di atterraggio, né vendere loro biglietti; altrimenti si verrà esclusi dal sistema del dollaro». È l’ultimo passo della guerra economica di Washington contro Teheran, alla vigilia dell’Assemblea generale dell’Onu durante la quale Donald Trump ricorderà oggi l’importanza di aver mosso guerra al regime degli ayatollah per impedire che abbia l’arma atomica, in attesa del discorso del presidente iraniano Pezeshkian, previsto mercoledì.

Pressare il regime iraniano senza svuotare gli arsenali militari americani è, almeno in questa fase, la strategia del tycoon, che continua tuttavia a non escludere una nuova massiccia offensiva contro Teheran. Il presidente americano sembra non voler infiammare ulteriormente il Medioriente e il Golfo Persico. E per questo avrebbe fatto domenica un clamoroso dietrofront, acuendo lo «shock strategico» dell’Arabia Saudita, che in Yemen combatte contro gli Houthi al fianco delle forze governative e attende sostegno da Washington. Trump ha risposto picche alla richiesta saudita di raid aerei americani sui ribelli filo-Iran, invocati ieri anche dal governo ufficiale yemenita. Il New York Times ha rivelato che, dopo il primo «no» al leader saudita Bin Salman il 10 settembre, domenica scorsa è arrivato il bis del tycoon. «Implorato» di nuovo a intervenire il 17 settembre, Trump avrebbe prima ordinato al Pentagono di prepararsi ad attaccare, salvo poi fermare l’operazione quando le bombe erano già sui caccia. Anche perché, nel frattempo, i funzionari Usa hanno incontrato rappresentanti Houthi e strappato la promessa che i «Partigiani di Allah» non colpiranno navi statunitensi.

Il Brent scende sotto quota 100 dollari al barile. I mercati sembrano credere nella de-escalation. Ma l’Arabia Saudita è un alleato cruciale contro Teheran. Trump si trova in un «dilemma strategico» con Riad. Il no ai raid in Yemen non è detto sia definitivo.

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