L’Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese ha una rilevante caratteristica: possiede dimensioni enormi, potendo contare su circa 2 milioni di effettivi. Attenzione però, perché dietro i numeri di un apparato militare gigantesco si nasconde una realtà molto più complessa di quanto non si possa pensare. All’interno delle forze armate di Pechino, per esempio, essere ufficiale non significa necessariamente comandare truppe o prepararsi a guidare un’unità sul campo di battaglia. Ecco la prima contraddizione che vale la pena considerare quando vogliamo pesare il braccio armato di Xi Jinping.
Generali particolari
Come ha spiegato neld ettaglio Foreign Policy, il sistema cinese comprende una quantità di figure che in molti eserciti occidentali avrebbero uno status diverso, o sarebbero addirittura civili.
Il caso più curioso riguarda Peng Liyuan, moglie di Xi Jinping: cantante di successo, entrò nel corpo artistico del PLA nel 1980 e non comandò mai soldati né impugnò armi in servizio. Eppure nel 2012, quando divenne direttrice della Pla Academy of Art, ottenne il grado formale di maggiore generale.
Si tratta di una situazione insolita ma non isolata. Lo stesso anno, non a caso, anche il comico Huang Hong ricevette il grado di maggiore generale dopo essere stato nominato responsabile dell’August First Film Studio.
Tre categorie, una struttura
Il PLA non è soltanto un esercito nel senso tradizionale del termine. La sua struttura comprende ufficiali di comando, funzionari politici e personale tecnico-professionale.
I primi sono quelli più vicini all’immagine classica del militare: preparano le forze, gestiscono la prontezza operativa e, almeno in teoria, guidano le unità in combattimento. I secondi rappresentano invece il braccio politico del Partito comunista cinese all’interno delle forze armate.
Questi ultimi controllano la fedeltà degli ufficiali, organizzano l’educazione politica, seguono il morale delle truppe e si occupano anche di questioni pratiche come condizioni di vita, famiglie e carriere. Ma perché esiste una simile separazione? Affonda le radici nella tradizione sovietica e risponde a una priorità assoluta per il Partito: impedire che l’esercito possa trasformarsi in un centro di potere autonomo.
Militari… e tecnici
Poi c’è la terza categoria, quella tecnico-professionale, che contribuisce a rendere i numeri cinesi difficili da confrontare con quelli occidentali. Nel PLA ci sono ingegneri missilistici, medici, giudici militari, editori, ricercatori e professori universitari.
Le accademie militari cinesi hanno rappresentato per anni un caso bizzarro. Prima delle riforme del 2017-2018, gran parte del personale accademico delle principali istituzioni militari risultava formalmente composto da ufficiali, anche quando non aveva mai avuto esperienza di comando.
Alcuni studiosi potevano quindi apparire sui media cinesi in uniforme con il grado di colonnello o generale, pur svolgendo un’attività prevalentemente accademica. Il sistema è stato successivamente modificato, ma le riforme del 2021 hanno nuovamente ridefinito le categorie e i rapporti tra personale di comando, politico e tecnico.
Non solo un esercito combattente
La particolarità del modello cinese emerge ancora di più guardando alla storia. Per decenni il PLA ha avuto rapporti diretti con attività economiche, aziende, proprietà e strutture che in altri Paesi sarebbero rimaste fuori dall’apparato militare.
Dopo che l’ex presidente Jiang Zemin ordinò nel 1998 di smantellare l’impero commerciale dell’esercito, Pechino ha cercato di ridurre queste sovrapposizioni, ma alcune attività collegate al mondo militare sono sopravvissute.Il risultato è una macchina molto più articolata di un semplice esercito combattente.
Ecco perché i gradi possono trarre in inganno: un generale cinese non è necessariamente l’equivalente di un generale americano o europeo e, soprattutto, non è detto che abbia comandato uomini sul campo. La Cina, tra l’altro, non combatte una guerra dal 1979: altro particolare da non trascurare.
