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Difesa

La Cina spinge la Marina oltre i suoi confini: così Xi stringe la morsa nell’Indo-Pacifico

Navi vicino al Giappone, nuove basi nel Mar Cinese Meridionale e jet su Scarborough Shoal: Pechino normalizza la pressione militare nella regione

Faccia a faccia nel Mar Cinese: la mossa delle quattro navi da guerra cinesi

La Cina sta spingendo la propria presenza militare sempre più lontano dalle coste nazionali, trasformando l’Indo-Pacifico in un banco di prova per ambizioni, deterrenza e controllo delle rotte marittime. Dal Giappone al Mar Cinese Meridionale, le navi e gli aerei di Xi Jinping stanno aumentando la pressione intorno a territori contesi e passaggi strategici. Ecco che cosa sta succedendo e a cosa punta il Dragone.

La Marina cinese “bussa” alle porte del Giappone

Il segnale più evidente e recente arriva dalle acque intorno ad Amami-Oshima, isola giapponese che si trova lungo uno dei passaggi tra Mar Cinese Orientale e il Pacifico. Secondo quanto raccontato dal Wall Street Journal, le navi da guerra cinesi hanno attraversato lo stretto vicino all’isola almeno dieci volte dall’inizio dell’anno, dopo nessun transito registrato nel 2025 e quindici nel 2024.

Il passaggio attraverso un canale largo appena circa 11 chilometri permette alla Marina cinese di acquisire familiarità con fondali, rotte e dispositivo difensivo giapponese lungo quella che viene definita la Prima Catena di Isole. Parliamo di un tassello della strategia con cui Pechino sta cercando di spostare progressivamente verso il Pacifico occidentale il proprio raggio operativo, mettendo sotto pressione un Paese che considera sempre più centrale nell’eventualità di una crisi su Taiwan.

Il Mar Cinese Meridionale si infiamma

La stessa logica appare ancora più chiaramente nel Mar Cinese Meridionale, dove Pechino non si limita alle pattuglie navali ma consolida fisicamente la propria presenza. Le immagini satellitari citate dal South China Morning Post mostrano nuovi lavori cinesi a Yagong Island e Antelope Reef, nelle isole Paracelso rivendicate dal Vietnam. Ad Antelope Reef sarebbe ormai completata la bonifica del territorio, mentre sono comparsi i primi elementi di una grande infrastruttura, probabilmente una pista d’atterraggio.

La Cina controlla già sette avamposti fortificati nelle Spratly, dotati di piste, porti e sistemi missilistici, mentre il Vietnam ha a sua volta ampliato la propria rete di installazioni. Il gigante asiatico sta insomma costruendo una rete capace di garantire sorveglianza, logistica e capacità militare permanente.

Scarborough Shoal e le tensioni con le Filippine

Ancora più significativo è quanto accaduto nei giorni scorsi nei cieli di Scarborough Shoal, altro punto di frizione tra Cina e Filippine. Pechino ha impiegato almeno tre jet da addestramento JL-10 armati con missili aria-aria PL-5 per intercettare e allontanare tre velivoli leggeri filippini.

Cosa significa? Da una parte, Pechino ribadisce la propria pretesa di controllo sull’area, che considera parte del proprio spazio territoriale; dall’altra, sperimenta modalità di pressione quotidiana economicamente sostenibili.

Il concetto è quello della competizione nella cosiddetta zona grigia: non una guerra, ma una sequenza continua di pattugliamenti, intercettazioni, esercitazioni, costruzioni e avvertimenti che consente alla Cina di modificare gradualmente la situazione sul terreno senza oltrepassare la soglia che potrebbe provocare una risposta militare diretta.

La strategia di Xi

Quindi a cosa punta Xi Jinping? Non solo a mostrare quanto sia diventata potente la Marina cinese, ma a normalizzare la presenza delle forze armate nelle aree che Pechino considera strategicamente proprie. Si tratta di una politica particolarmente importante in vista di Taiwan, perché la Prima Catena di Isole rappresenta il principale ostacolo geografico all’espansione del Dragone verso il Pacifico.

La conseguenza è un progressivo riarmo dell’intero arco asiatico. Il Giappone sta rafforzando le proprie isole sud-occidentali e aumentando radar, missili e capacità navali; il Vietnam amplia le proprie strutture nelle Spratly; le Filippine intensificano pattugliamenti ed esercitazioni con gli Stati Uniti.

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