La tensione nei mari dell’Asia sta crescendo attorno alle isole Senkaku, arcipelago amministrato dal Giappone ma rivendicato dalla Cina con il nome di Diaoyu. Nelle scorse ore, la Guardia costiera giapponese ha segnalato la presenza di due unità della Guardia Costiera Cinese nella zona contigua alle acque territoriali delle isole, al largo della prefettura di Okinawa. Non è il primo episodio di questo genere. Al contrario, si tratta del 216esimo giorno consecutivo in cui Tokyo avvista unità governative di Pechino nei pressi dell’area sensibile.
Il pressing navale della Cina
L’episodio conferma una presenza ormai costante delle autorità marittime cinesi nell’area. L’11esimo Distretto della Guardia costiera con sede a Naha ha fatto sapere che entrambe le navi rilevate erano dotate di mitragliatrici e che sono state monitorate dalle motovedette giapponesi, che hanno continuato a intimare loro di non avvicinarsi alle acque territoriali.
Secondo quanto riportato dal quotidiano giapponese Sankei Shimbun, la continuità delle missioni cinesi rappresenta una delle più lunghe campagne di pressione marittima registrate negli ultimi anni attorno alle Senkaku. Pechino utilizza principalmente la Guardia costiera anziché la Marina militare, una scelta interpretata da molti analisti come una strategia di zona grigia, ovvero di pressione costante ma sotto la soglia del conflitto armato.
Qual è l’obiettivo del Dragone? Contestare il controllo effettivo esercitato da Tokyo senza provocare uno scontro diretto. La disputa sulle isole si trascina infatti da decenni, ma ha conosciuto una forte accelerazione dal 2012, quando il governo giapponese ne nazionalizzò parte del territorio. Negli ultimi mesi le incursioni e le attività di pattugliamento cinesi si sono intensificate.
Gli esempi non mancano Lo scorso 10 giugno quattro navi della Guardia costiera cinese sono entrate temporaneamente nelle acque territoriali giapponesi nei pressi dell’isola di Uotsuri, la principale dell’arcipelago, prima di lasciare l’area dopo circa due ore.
La risposta del Giappone
Per Tokyo questi movimenti rappresentano tentativi unilaterali di modificare lo status quo nella regione, mentre Pechino, dal canto suo, sostiene di operare in acque che considera storicamente proprie. La contrapposizione diplomatica si accompagna così a una presenza quasi quotidiana di mezzi navali e aerei che mantiene alta la tensione tra i due Paesi.
Le Senkaku, tra le altre cose, occupano una posizione strategica lungo importanti rotte marittime e si trovano in un’area ritenuta ricca di risorse ittiche ed energetiche. Per questo motivo la disputa viene osservata con attenzione anche dagli Stati Uniti, alleati del Giappone attraverso il Trattato di sicurezza bilaterale.
Washington ha ribadito più volte che le isole rientrano nell’ambito di applicazione dell’articolo 5 del trattato, che prevede assistenza in caso di attacco contro territori
amministrati dal Giappone. Certo, la sensazione è che nessuna delle parti sembri intenzionata a provocare un conflitto aperto, ma il rischio di incidenti o errori di calcolo rimane concreto.