Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) avrebbe catturato un veicolo sottomarino autonomo statunitense nei pressi dello Stretto di Hormuz. Un funzionario statunitense ha confermato che un AUV, Autonomous Underwater Vehicle, operato dalle forze statunitensi nell’area, ha effettivamente subito un malfunzionamento più di un giorno fa. Il drone sottomarino statunitense catturato dai pasdaran nelle acque dello Stretto, che si ritiene essere un Anduril Dive-LD, sistema in dotazione allo Unmanned Undersea Vehicle Squadron 1 - la cui presenza nell’area di responsabilità della Quinta Flotta non era stata finora confermata - potrebbe essere strettamente connesso allo svolgimento delle operazioni per l’individuazione di mine navali e la conseguente bonifica condotte dai Navy SEAL, che, secondo le dichiarazioni ufficiali rilasciate dall’ammiraglio Brad Cooper, vertice del Comando Centrale degli Stati Uniti responsabile delle operazioni di guerra condotte contro l’Iran, avrebbero impiegato droni navali e droni sottomarini per liberare le acque dello Stretto di Hormuz in una missione segreta durata quattro mesi, al fine di rendere sicure e praticabili le acque al largo delle coste dell’Oman.
Secondo quanto riferito da Reuters e i media statali iraniani, le IRGC hanno dichiarato che il drone sarebbe stato intercettato all’alba nel corso di una “complessa operazione di intelligence e azione tattica” condotta dalle proprie forze navali e sarebbe ora in mano iraniana come “preda bellica”. Questa preda conferirebbe un valore tecnologico e d’intelligence all’azione iraniana, dato che il Dive-LD, entrato nell’inventario della US Navy nel 2025, è una piattaforma decisamente avanzata, concepita per operazioni subacquee autonome che può essere equipaggiata per missioni di ricognizione e sorveglianza, rilevamento delle mine, mappatura dei fondali e ispezione di cavi e condutture sottomarine.
Teheran ha diffuso diverse immagini del mezzo catturato e l’episodio assume particolare rilevanza nel quadro dello scontro per il controllo dello Stretto di Hormuz, che l’Iran mantiene bloccato dall’inizio del conflitto scoppiato alla fine di febbraio e attraverso il quale, in condizioni normali, transita circa un quinto delle esportazioni mondiali di petrolio e gas naturale liquefatto.
Come sappiamo, Washington ha risposto imponendo un contro-blocco ai porti iraniani per impedire a Teheran di imporre tariffe alle navi in transito e contrasta un traffico clandestino di carichi che possono giovare all’economia iraniana, posta sotto una nuova ondata di pesanti sanzioni.
Come veicolo subacqueo autonomo di grande diametro, il Dive-LD di Anduril è lungo circa 5,8 metri e ha un diametro di 1,2 metri. Progettato per operare senza equipaggio fino a 6.000 metri di profondità, è dotato di propulsione elettrica direct-drive, può raggiungere un’autonomia massima di circa 10 giorni e dispone di oltre un metro cubo di spazio modulare destinato all’integrazione di sensori e carichi utili specifici.
La configurazione può comprendere sonar a scansione laterale o ad apertura sintetica, ecoscandagli multibeam, magnetometri e telecamere, consentendo al Dive-LD di svolgere missioni di sorveglianza e ricognizione (ISR), guerra e contromisure contro le mine, mappatura dei fondali e ispezione di infrastrutture sottomarine. Come pubblicizzato da Anduril, la struttura modulare e la ridotta impronta logistica permettono di schierarlo direttamente da un molo oppure di trasportarlo, lanciarlo e recuperarlo utilizzando diverse tipologie di unità navali.
Configurato come piattaforma ISR subacquea, questo drone può essere impiegato per operazioni di mine countermeasures, sfruttando carichi utili modulari per individuare, classificare e mappare oggetti e possibili minacce sui fondali. La capacità di operare autonomamente per lunghi periodi e a grande profondità consente inoltre di impiegarlo per la sorveglianza di aree marittime, ricognizione dei fondali e controllo di infrastrutture sottomarine critiche, limitando l’esposizione di navi ed equipaggi nelle zone considerate ad alto rischio.
Ciò lo renderebbe uno strumento estremamente utile per la missione portata a termine dai Navy SEAL, probabilmente supportati da elementi di unità come l’Explosive Ordnance Disposal Group One, un comando d’élite formato da specialisti nella bonifica di ordigni esplosivi, appositamente addestrati per neutralizzare o rimuovere le mine navali ancorate o adagiate sul fondale nelle zone di combattimento e nelle operazioni litoranee, che, secondo quanto si apprende, sono stati impegnati nella lunga missione di bonifica delle mine posate dai Guardiani della Rivoluzione Islamica dell’Iran per interdire le rotte commerciali che attraversano lo Stretto e rendere il blocco un’arma economica da impiegare contro gli Stati Uniti, i loro partner del Golfo persico e gli alleati occidentali.
Il drone contiene tecnologie avanzate e potrebbe rivelare segreti sulle capacità statunitensi, oltre a essere un oggetto prezioso per la pratica del reverse engineering, ma anche un modo semplice e concreto per confermare la missione di sminamento condotta dagli uomini rana inviati da Washington.
