La Nato va da sola. A metà del secondo mandato di Donald Trump e contemplando un allontanamento sempre più marcato degli Stati Uniti dagli affari dei suoi partner storici, l’Alleanza atlantica dà prova di autonomia strategica testando le proprie capacità senza il supporto degli americani. Lo stress test è avvenuto nelle acque al largo dell’Islanda, dove la Nato ha appena concluso l’esercitazione Northern Viking. Per la prima volta nella storia pluridecennale di tali manovre, le forze della Nato si sono esercitate nella caccia ai sottomarini russi senza navi o aerei americani. Una circostanza impensabile sino a poco tempo fa ma che testimonia in maniera evidente lo spostamento del baricentro dell’organizzazione e conferma i peggiori timori delle cancellerie dei Paesi alleati di Washington.
L’islanda si trova al centro della rotta seguita dai sommergibili nucleari della Marina russa. Un sentiero navale, denominato dalla Nato “GIUK Gap”, che attraversa le acque ghiacciate tra la Groenlandia, l’Islanda e il Regno Unito e permette alle unità della Federazione di entrare nell’Atlantico dalle loro basi nella penisola di Kola. “Per la Nato e per la Russia, questa è davvero una linea di demarcazione”, ha spiegato a Politico un alto funzionario anonimo dell’Alleanza aggiungendo che “per i russi, se riuscissero a controllare l’accesso a quel varco e far arrivare i loro sottomarini dall’altre parte avrebbero il controllo totale dell’Atlantico e potrebbero mettere a rischio le basi su entrambe le sponde”. C’è chi poi fa notare che l’area in questione sarebbe particolarmente attenzionata da Mosca rispetto al Mediterraneo. In quest’ultima regione, infatti, l’ultimo avvistamento di una nave da guerra della Federazione risale allo scorso giugno.
Il ministro della Difesa islandese Jónas G. Allansson ha avvertito che il “bastione sottomarino” russo attorno all’isola offre a Mosca nuove possibilità di utilizzare missili convenzionali e nucleari in grado di colpire il Nord America e l’Europa occidentale. Di qui l’importanza delle manovre militari dell’Alleanza. Riferendosi alla Northern Viking, il portavoce dell’organizzazione istituita nel 1949 ha affermato che “questo tipo di esercitazioni è alla base della presenza costante nell’Atlantico settentrionale” ed è “la prova che la Nato è pronta a difendere ogni centimetro di territorio alleato e a operare ovunque la sicurezza dell’Alleanza lo richieda”.
L’Islanda è l’unico Paese della Nato senza un esercito e sin qui la sicurezza del Paese nordico si è basata, oltre che sullo scudo fornito dall’Alleanza, su un accordo di difesa bilaterale firmato nel 1951 con gli Stati Uniti. I passaggi delle navi da ricerca della Russia (e della Cina), al largo dell’Islanda e la crescente assertività di Mosca stanno però costringendo il Paese, preoccupato anche per le vulnerabilità dei quattro cavi transatlantici che collegano l’isola all’Europa e al Nord America, ad aprire il dibattito sul tema. D’altra parte in pochi a Reykjavik come al quartier generale della Nato hanno dimenticato che Winston Churchill, durante la Seconda Guerra Mondiale, disse che “chiunque possieda l’Islanda tiene una pistola puntata contro Inghilterra, America e Canada”.
