Il Mar Cinese Meridionale, al centro di un'annosa diatriba territoriale tra gli stati rivieraschi che vede la Cina rivendicare la quasi totalità di quello specchio marittimo, negli ultimi due anni è diventato il teatro di una crisi sempre più aperta tra Pechino e Manila.
Navi della Guardia Costiera cinese in più di un'occasione hanno utilizzato cannoni ad acqua contro naviglio filippino e cercato il deliberato speronamento. La flottiglia da pesca cinese, usata come una forza di blocco, circonda gli atolli nella Zona Economica Esclusiva di Manila nel tentativo di mettere la comunità internazionale davanti allo status quo di un'occupazione di fatto di un tratto di mare che, secondo l'Unclos, dovrebbe appartenere alle Filippine. Questo atteggiamento sempre più aggressivo della Cina ha portato Manila a rivedere la sua politica di sicurezza tornando a guardare agli Stati Uniti: le Filippine hanno infatti concesso l'utilizzo di nuove basi militari alle forze statunitensi in aggiunta a quelle già utilizzate durante la Guerra Fredda e successivamente chiuse.
Pechino sta accompagnando queste azioni sotto la soglia di un conflitto aperto a un linguaggio diplomatico sempre più spregiudicato e mai utilizzato prima: al 22esimo forum “Shangri-la” dello scorso anno, il delegato cinese, ad esempio, affermò che Malesia e Vietnam avevano “gestito la situazione” in modo differente, venendo incontro alle istanze cinesi, chiedendosi perché le Filippine non potessero fare altrettanto. La questione è anche strettamente legata a quella taiwanese, e per questo, e nel tentativo di razionalizzare lo sforzo in sostegno dei suoi alleati, il senato Usa intende rafforzare l'assistenza a Taiwan e alle Filippine attraverso la riorganizzazione delle iniziative esistenti, la creazione di una riserva di armi e una strategia per la gestione della crisi nel Mar Cinese Meridionale.
Un programma di difesa congiunto come deterrente
La Commissione per le Forze Armate del Senato, durante la fase di revisione del National Defense Authorization Act per il 2027 del 16 giugno, ha autorizzato infatti una significativa riorganizzazione che coinvolgerà Taiwan e le Filippine in un programma di difesa congiunto denominato “Iniziativa di Cooperazione per la Sicurezza della Prima Catena di Isole”.
Questo piano di emergenza sostituirà la “Taiwan Security Cooperation Initiative” e autorizza fino a 1,5 miliardi di dollari di aiuti da condividere tra Taipei e Manila per il 2027. Il programma rappresenta anche l'ultima tranche di fondi stanziati per le Filippine, e segue i 2,5 miliardi di dollari autorizzati a dicembre 2025 per il “Philippine Enhanced Resilience Act”.
Il senato statunitense ha anche autorizzato un programma di riserva di armamenti per Taiwan, nel tentativo di parare il colpo presidenziale di sospensione della vendita di armi all'isola a seguito del vertice di Pechino. Sebbene non siano stati specificati i dettagli relativi all'attuazione e alla composizione di questo arsenale, il programma potrebbe mirare a emulare iniziative simili già intraprese in passato con Israele e Corea del Sud.
Secondo la Defense Security Cooperation Agency, i programmi di riserva bellica mirano a “garantire il supporto a determinate forze alleate in tempo di guerra, fino a quando la futura produzione interna e i rifornimenti esterni non saranno in grado di soddisfare il fabbisogno bellico stimato”. L'autorizzazione all'accumulo di scorte di armamenti avviene in un contesto di preoccupazione per l'ingente utilizzo di munizioni in caso di conflitto aperto con la Cina e per le difficoltà logistiche legate alle vaste distanze dell'Indo-Pacifico.
Il Pentagono torna allo U.S. Pacom
Un altro punto all'ordine del giorno della Commissione per i Servizi Armati del Senato elencava una nuova richiesta da parte del Pentagono per una strategia specifica di gestione delle crisi per il Mar Cinese Meridionale, che si è dimostrato il bacino marittimo più conteso del Pacifico occidentale negli ultimi due decenni.
Forse proprio raccogliendo questa istanza, il Pentagono ha deciso di scorporare il comando Indo-Pacifico in due comandi distinti, tornando quindi alla vecchia denominazione di “Pacific Command”. Questa decisione è senza dubbio frutto della maggiore criticità, e quindi del maggior peso, di quel vasto teatro, che non era più possibile associare a quello dell'Oceano Indiano che molto probabilmente ricadrà sotto il Central Command statunitense, sebbene, come riferiscono fonti ufficiali, il cambio di nome annunciato martedì non dovrebbe avere alcun impatto sulla missione del comando né sulle aree di responsabilità operativa che erano in vigore sotto la denominazione di Indopacom.
Come risposta immediata all'aggressività cinese contro le Filippine, gli Usa hanno inviato il gruppo d'assalto anfibio della Lhd (Landing Helicopter Dock) Uss “Boxer” nel Mar Cinese Meridionale, dopo che lo stesso era stato inizialmente inviato verso il Golfo Persico nel pieno dell'escalation della guerra con l'Iran.
L'alleanza tra Stati Uniti e Filippine è di lunga data ed è vincolata da un trattato di di mutua difesa che risale al 1951, che obbliga Washington a venire in aiuto di Manila qualora dovesse subire un attacco armato.
Il trattato specifica anche che l'impegno si applica agli attacchi contro il “territorio metropolitano” o i “territori insulari” sotto la giurisdizione di una delle due parti nel Pacifico, pertanto ha validità anche per quanto sta accadendo nel Mar Cinese Meridionale, data l'aggressione cinese agli atolli di pertinenza filippina.