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Difesa

Il Pentagono triplicherà i Patriot: maxiappalto alla Lockheed

Commessa da 59 miliardi per produrne 2mila l’anno entro il 2030

"Sì all'invio dei Patriot". E gli Usa varano altro pacchetto per Kiev

Triplicare la produzione di Patriot, il principale sistema missilistico per la difesa tattica dispiegato dagli Stati Uniti e da altri Paesi del mondo occidentale. È questo l’obiettivo del maxiappalto da 58,62 miliardi di dollari del Pentagono che è stato aggiudicato a Lockheed Martin. Il piano prevede di passare dai circa 600 missili all’anno a circa 2mila entro il 2030 e Lockheed si è attrezzata per assumere 650 nuovi dipendenti e per creare uno stabilimento dedicato ai Patriot in Arkansas. Si tratta del più grande contratto mai assegnato per il sistema Patriot. L’accordo trasforma un precedente contratto annuale da 4,7 miliardi di dollari, assegnato ad aprile, in un’intesa quadro della durata di sette anni, che definisce un piano di approvvigionamento pluriennale dei missili intercettori per gli anni fiscali dal 2026 al 2032. Nei mesi scorsi Lockheed si era aggiudicata dal Pentagono un contratto da 35 miliardi per quadruplicare la produzione di Thaad.

La maggiore disponibilità dei missili intercettori potrebbe contribuire a cambiare le sorti delle guerre in corso, in particolare quella in Ucraina. Il Patriot è infatti la principale piattaforma missilistica anti-balistica statunitense, strumento fondamentale per la difesa aerea, ma le batterie esistenti sono poche, costose e richiedono personale addestrato per la manutenzione, e «consumano» missili intercettori a una velocità decisamente superiore a quella di produzione. L’Ucraina, ad esempio, è attualmente la principale utilizzatrice del Patriot da combattimento, ma dispone di un numero che va da 10 a 14 di batterie di lancio, fornite da Stati Uniti, Germania, una cifra del tutto insufficiente a garantire la difesa aerea dagli attacchi russi condotti con i missili balistici Iskander e Kinzhal. Secondo i calcoli Kiev dovrebbe disporre di almeno 24 sistemi Patriot per proteggersi in maniera efficace.

Ma anche gli Stati Uniti hanno fame di Patriot. Le loro 60 batterie distribuite in Europa, Medioriente e Asia hanno aumentato molto il consumo di missili dopo le campagne militari in cui il Pentagono si è trovato coinvolto. Secondo il dipartimento della Difesa di Washington lo scoppio della guerra in Iran ha svuotato gli arsenali, i Patriot a disposizione sono rapidamente scesi dai 2.200 di prima della guerra a 827, e anche il sistema alternativo Thaad ha visto quasi dimezzata la disponibilità di missili, passati da 452 a 278. Anche la Polonia, Paese confinante con l’Ucraina, attualmente dispone di sole due batterie, anche se ha avviato il vastissimo programma Wisla che dovrebbe portare la sua flotta a 12 sistemi.

La situazione è seria e il Pentagono scommette anche sulle start-up della Silicon Valley per far fronte alle scorte ridotte di munizioni e armi. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha convocato alla fine di giugno una serie di aziende tecnologiche attive nel settore della difesa - da Shield AI a CoAspire passando per Anduril - e ha chiesto loro aiuto. Secondo il Washington Post i manager delle compagnie avrebbero spiegato che parte delle difficoltà sono nel lento processo del Pentagono nell’assegnazione di contratti e nei problemi delle start-up in nell’ottenere finanziamenti in anticipo per far fronte alla produzione.

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