L’Arabia Saudita ha ufficializzato la nascita di una coalizione internazionale allo scopo, come si legge nella nota ufficiale, di «rafforzare la sicurezza marittima, proteggere la libertà di navigazione, garantire la sicurezza delle rotte commerciali internazionali e delle rotte di approvvigionamento energetico, nonché tutelare gli interessi marittimi comuni nello Stretto di Bab el-Mandeb, nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden». Lo scopo di Riad è affrontare la minaccia degli Houthi e impedire una replica del blocco nello Stretto di Hormuz. La coalizione è aperta a oltre 40 paesi, europei inclusi. Al momento hanno firmato Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto, Giordania, Yemen, Bangladesh, Nigeria, Sudan, Gibuti e Somalia. Anche all’Italia è stato chiesto di aderire, assieme a Francia e Germania.
Gli Houthi sono i giannizzeri filo Iran nello Yemen, che dal 20 luglio minacciano di colpire il traffico di greggio nel Mar Rosso, a cominciare dalle petroliere saudite e ipotizzano di imporre un dazio per il passaggio di Bab el Mandeb, collo di bottiglia a sud del Canale di Suez. I pachistani hanno un trattato di mutua difesa con i sauditi e allo stesso tempo mediano fra iraniani e Trump. «I sauditi vogliono dare un segnale che non sono soli ad affrontare la minaccia - spiega una fonte militare al Giornale - L’obiettivo è la libertà di navigazione e assicurare che non vengano interrotte le forniture energetiche». Il 27 luglio gli iraniani hanno colpito l’impianto di Abqaiq, che pompa il petrolio lungo l’oleodotto Est-Ovest fino al porto di Yanbu sul Mar Rosso. Una linea di 1200 chilometri, che bypassa Hormuz, costruita ai tempi della «guerra delle petroliere» fra Iran e Iraq negli anni ottanta. La portata giornaliera era di 700mila barili, ma i sauditi l’hanno aumentata in maniera considerevole. Il 28 luglio missili balistici Houthi sono stati lanciati contro la petroliera di Riad, NCC Ghazal, che navigava nel Mar Rosso ed è stata costretta a tornare indietro. «I sauditi vogliono far passare le petroliere più piccole per Suez e quelle grosse per Bab el Mandeb dirette al mercato asiatico fortemente penalizzato dal blocco di Hormuz» spiega la fonte. Non è un caso che il grosso della Task force Arabia, la missione italiana nel regno, integrata nella difesa dello spazio aereo sia collocata nella base di Al Taif, fra Yanbu e lo Yemen.
L’appello saudita a una coalizione multinazionale, soprattutto navale, «coinvolgerebbe forze già sul campo per l’Italia - spiega la fonte - Nell’area sono presenti sei unità navali». A Gibuti, a ridosso dello stretto di Bab el Mandeb, abbiamo una base di supporto e sono dislocati i due cacciamine che dovevano venire impiegati ad Hormuz. La fregata missilistica Bergamini è integrata nello schieramento europeo di Aspides per garantire la sicurezza del traffico mercantile nel Mar Rosso. Più a Nord, la storica missione di monitoraggio sancita dalla pace fra Egitto ed Israele, per il Sinai, è di base nel porto di Sharm el Sheik con tre pattugliatori della Marina militare. Mercoledì un drone ha colpito una nave gasiera Usa nel porto egiziano di Damietta vicino a Suez. Il giorno prima il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva dichiarato che «stiamo monitorando ogni ora quello che succede a Bab el-Mandeb mantenendo contatti con tutti, compresi gli Houthi, per vedere qual è l’evoluzione». Il Governo, nel rispetto del decreto missioni, può spostare forze e assetti nella stessa area geografica, come è stato fatto con la Task force Arabia. Per aderire alla coalizione saudita, potrebbe non essere necessario un passaggio parlamentare, ma ci vuole la volontà politica. Così avremo la riconoscenza del paese più importante del Golfo ed eviteremo che il blocco di un altro stretto peggiori ancora di più, nei mesi invernali, le bollette dell’energia in Italia e il costo del pieno.
