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Difesa

Navi Usa, scontri e razzi: alta tensione nelle acque dell’Indo-Pacifico

L’esercito cinese ha sparato razzi luminosi vicino a un aereo filippino che operava vicino alle barriere coralline di Subi e Mischief. Gli Usa si affidano invece alla propria Guardia Costiera per rafforzare la presenza nel Pacifico occidentale

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Tornano a scaldarsi le acque dell’Indo-Pacifico. I protagonisti del nuovo incendio sono Cina, Stati Uniti e Filippine. L’ultimo episodio, per l’esattezza, è arrivato dal Mar Cinese Meridionale, dove Manila ha accusato le forze cinesi di aver lanciato razzi di segnalazione contro un proprio aereo. Nel frattempo Washington ha rafforzato la propria presenza marittima nell’area mobilitando le navi della Guardia Costiera nel Pacifico occidentale. Ecco che cosa sta succedendo nella regione.

Cosa è successo tra Cina e Filippine

Il South China Morning Post ha raccontato che un velivolo della Guardia costiera filippina, disarmato e impegnato in una missione di sorveglianza marittima sulle Spratly, sarebbe stato prima avvertito via radio e poi raggiunto da diversi razzi di segnalazione mentre sorvolava le aree di Subi Reef e Mischief Reef.

La stessa Guardia costiera ha diffuso le immagini dell’accaduto, nelle quali si vedono i razzi partire dalle installazioni presenti sugli isolotti artificiali. Pechino non ha risposto pubblicamente all’accusa. I due avamposti sono tra le principali posizioni cinesi nell’arcipelago: La Cina ha realizzato nell’area marittima piste, hangar, radar, porti e infrastrutture militari dopo le opere di bonifica avviate nel 2014-15.

Alta tensione

Le tensioni tra Cina e Filippine sono aumentate negli ultimi anni attorno a Scarborough Shoal, Second Thomas Shoal e nelle altre aree contese. Pochi giorni prima di quanto accaduto, Manila aveva denunciato un altro episodio a Scarborough Shoal, dove tre JL-10 cinesi armati con missili avrebbero costretto un velivolo filippino ad allontanarsi.

Mentre gli incidenti tra le due parti si moltiplicano, dal canto suo Washington sta cercando di aumentare la propria capacità di presenza senza trasformare ogni pattugliamento in una prova di forza navale. Da luglio sei cutter della Guardia costiera americana, prima usati in Medio Oriente, sono stati ridislocati tra Singapore e Subic, nelle Filippine, per operazioni di sicurezza marittima con i partner regionali.

La mossa degli Usa

La scelta non è niente affatto casuale. Già, perché ll’impiego di mezzi più piccoli e meno costosi consente agli Stati Uniti di alleggerire il peso sulla Marina, impegnata su più fronti, mantenendo però una presenza visibile nel Pacifico occidentale.

I sei cutter della classe Sentinel possono svolgere pattugliamento, interdizione e missioni di sicurezza marittima, ma non hanno il peso di un cacciatorpediniere o di una portaerei. Per gli alleati asiatici, inoltre, la Guardia costiera appare meno provocatoria di un dispiegamento apertamente militare.

Il rischio da evitare

C’è da considerare un importante rischio che tutti i governi vogliono evitare: avviare una spirale di pattugliamenti, intercettazioni, esercitazioni e nuovi schieramenti che possa portare a uno scontro aperto.

La Cina usa da anni la propria Guardia costiera per esercitare pressione nelle acque contese cercando di restare sotto la soglia che potrebbe provocare una risposta militare americana. Gli Stati Uniti stanno ora adottando, almeno in parte, una logica simile, mentre Manila sfrutta il sostegno di Washington per difendere le proprie rivendicazioni.

Nel mezzo ci sono rotte commerciali strategiche, avamposti militari e rivendicazioni sovrapposte che coinvolgono anche Vietnam, Malaysia, Brunei e Taiwan. Questa combinazione rende le acque dell’Indo-Pacifico sempre più affollate e pericolose. Il rischio di un incidente è sempre dietro l’angolo.

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