Yahya Sinwar, vertice di Hamas e mente degli attentati del 7 ottobre, era convinto che Israele avrebbe risposto alle azioni terroristiche impiegando armi nucleari contro la Striscia di Gaza. È quanto si evince da un documento scritto a mano dall’ex vertice di Hamas, eliminato a Rafah in un raid casuale dell’828ª Brigata di fanteria "Bislamach" delle Forze di difesa israeliane il 16 ottobre del 2024, scritto nell’agosto del 2022 e reso pubblico solo oggi dall'Istituto di ricerca sul terrorismo e l'intelligence Amit, che sta rivelando documenti classificati sequestrati dall’IDF durante la conquista e l'occupazione della Striscia.
Nel documento, scritto di suo pugno, Yahya Sinwar asseriva che la “finestra di opportunità per ottenere l'effetto sorpresa dell'invasione era di sei-dieci ore, durante le quali la capacità di Israele di lanciare una controffensiva doveva essere ostacolata”, ma secondo il leader di Hamas a Gaza, Israele avrebbe certamente risposto dando “prova di grande forza, senza escludere la possibilità di ricorrere alle armi nucleari”. Possiamo ipotizzare che facesse riferimento all’impiego di armi nucleari tattiche, o di teatro, ossia armi nucleari con una potenza limitata, anche a un solo kilotone, ma dotate di un’enorme capacità distruttiva, sebbene limitata, che provocherebbe un fallout radioattivo che, seppure ridotto, avrebbe conseguenze gravissime nelle aree circostanti, compreso il territorio israeliano.
"Piano di difesa: il nemico non esiterà a usare tutti i mezzi e le armi a sua disposizione, non solo con un attacco diretto, ma anche con altri mezzi", scriveva Sinwar, proseguendo: "Potrebbe persino usare una bomba atomica. Ma prima verrà colto di sorpresa dall'attacco e sprofonderà nel caos. Come ulteriore precauzione, si dovrebbe organizzare un'operazione popolare per tornare nei villaggi e rioccuparli simbolicamente. Questa campagna è una battaglia per la vita o la morte, e la vita trionferà, con l'aiuto di Allah". Gli analisti dell’Amit sostengono che nonostante la preoccupazione di Sinwar per l'opzione nucleare israeliana e una possibile invasione, egli “non abbandonò la sua visione messianica e sottolineò che si sarebbe trattato di una battaglia per la vita o la morte, anche se il prezzo fosse stato la distruzione della Striscia di Gaza”.
Le riflessioni e le analisi del rischio di Sinwar riguardo allo scenario successivo agli attentati del 7 ottobre sono presenti in diversi documenti, ma solo in quest'ultimo scritto viene approfondito lo scenario relativo alle armi nucleari, che lo Stato di Israele possiede, ma delle quali non si hanno informazioni ufficiali e precise.
Secondo quanto visionato dal Jerusalem Post, nei documenti catturati dall’IDF Sinwar faceva riferimento anche a una “forza d'invasione composta da un massimo di 10.000 combattenti di Hamas" per attaccare oltre 200 comunità israeliane e avamposti delle Forze di Difesa Israeliane. L'analisi condotta dal centro Amit mostra inoltre una “progressione dei piani segreti di Hamas” nel periodo 2022-2023, volti a perseguire una “strategia dell’inganno” per aumentare le possibilità di “cogliere di sorpresa l'IDF durante l'invasione del 7 ottobre 2023”. Uno di questi documenti, datato 13 settembre 2022, era intitolato "Elaborazione di un piano strategico di inganno che costituirà la base per un attacco a sorpresa di Hamas contro Israele”.
L’impiego di armi nucleari, tattiche o di teatro, da parte di Israele contro il territorio della Striscia di Gaza come rappresaglia è un’idea relativamente assurda e un’opzione militare difficilmente concepibile nel confronto con un avversario asimmetrico come Hamas. Le armi nucleari tattiche servono - almeno in teoria e secondo la dottrina bellica - a supportare una forza armata contro un avversario convenzionale in un conflitto convenzionale, per colpire aree ristrette di un fronte di battaglia dove potrebbe concentrarsi un denso schieramento di uomini e mezzi dello schieramento avversario, o contro obiettivi strategici e centri nevralgici. Tuttavia, l’impiego di un'arma nucleare tattica, anche ridotta alla minima capacità, produce effetti distruttivi enormi che presentano una serie di problemi e criticità interconnesse, come la distruzione indiscriminata dell'area colpita, il fallout radioattivo incontrollabile, la connessa contaminazione del territorio - terra, aria e acqua - e un rischio di escalation regionale e globale.
L’unico caso noto e documentato relativo alla possibilità di impiegare armi nucleari da parte di Israele risale ai primi giorni della Guerra dello Yom Kippur, quando gli eserciti arabi sferrarono una potente offensiva, avanzando con successo inarrestabile attraverso il Canale di Suez e le alture del Golan.
Secondo quanto riportato, il 7 ottobre 1973, il generale Moshe Dayan avrebbe esortato l’allora primo ministro Golda Meir ad
autorizzare la preparazione dell’arsenale nucleare israeliano come ultima ratio per rispondere all’offensiva. Secondo le ricostruzioni emerse anni dopo, la premier israeliana respinse immediatamente la proposta.