L’accordo sul nucleare civile tra il presidente americano Donald Trump e l’Arabia Saudita, annunciato questa settimana, ha generato un vero terremoto. Ma perché questa intesa? Gli Stati Uniti cercano strumenti per proteggersi da vicini pericolosi, ciò avviene proprio ora che l’ombrello protettivo di Washington sta per essere ridimensionato nella regione mediorientale e ci si è imbattuti in crisi energetiche gravi, conseguenza della guerra tra Stati Uniti e Iran. Ma c’è anche dell’altro. La Casa Bianca vuole capitalizzare, secondo più analisti, accordi ben pagati per le aziende americane, e per ottenere ciò è disposta ad allentare gli standard di non proliferazione in una regione strategica, ma altamente rischiosa. Una clausola chiave del patto prevede che le aziende americane costruiscano un impianto di arricchimento dell’uranio in Arabia Saudita qualora uno studio congiunto USA-Saudita ne determini la necessità. L’amministrazione Trump afferma che il ruolo americano nel progetto impedirebbe che l’uranio arricchito venga deviato per scopi militari.Ma il timore è che Riad possa pensare di arricchire l’uranio lo stesso e quindi utilizzarlo per scopi non solo civili ma anche militari. Il principe ereditario Mohammed bin Salman, leader de facto dell’Arabia Saudita, è stato molto chiaro nel 2018, quando ha affermato che se l’Iran dovesse dotarsi di una bomba atomica, anche i sauditi seguirebbero l’esempio. Riad sostiene da tempo che l’accordo sia necessario per consentire al regno di sviluppare un’industria nucleare, che si baserebbe su giacimenti di uranio non ancora accertati per cercare di soddisfare il fabbisogno energetico interno. Ciò amplierebbe il petrolio per l’esportazione e aumenterebbe le entrate.Questo scenario però fa temere una corsa globale agli armamenti nucleari, come scrive il New York Times. Gli acquirenti di armi nucleari, sensibili al cambiamento di posizione degli Stati Uniti sulla materia, probabilmente avanzeranno maggiori richieste, e Russia e Cina, potrebbero sfruttare il precedente saudita per soddisfarle. Vipin Narang, professore di sicurezza nucleare e scienze politiche al Massachusetts Institute of Technology ha spiegato perché ciò avverrebbe: “Molti Paesi alle prese con un deterioramento della situazione della sicurezza, non sono sicuri di poter contare sui propri protettori, formali o informali”. Germania e Polonia, Corea del Sud e Giappone, stanno già discutendo sulla necessità di dotarsi di tali armi. La Francia, ad esempio, che insieme alla Gran Bretagna è una delle due potenze nucleari dell’Europa occidentale, si è impegnata ad ampliare il proprio arsenale e a offrire una forma di deterrenza ai paesi vicini per compensare il disimpegno degli Stati Uniti. Per alcuni esperti lo strumento che ha evitato la proliferazione nucleare finora sono state le alleanze militari americane con Stati a cui Washington ha offerto la propria protezione. Evitando così che si munissero di un’arma nucleare. Tuttavia il percorso non è immediato. Il governo saudita non ha rilasciato commenti, ma ha ripetutamente chiarito che non avrebbe riconosciuto Israele, condizione a cui è vincolato il patto sul nucleare, senza aver prima stabilito un percorso verso la creazione di uno Stato palestinese. Ma ci sono altre riflessioni da fare. Secondo più esperti il fatto che gli Stati Uniti abbiano dato il loro benestare al nucleare saudita indica il fatto che dopo la guerra con Teheran l’instabilità della regione sia aumentata. Inoltre molti Paesi dopo questo conflitto potrebbero essersi convinti che per evitare attacchi preventivi sia meglio raggiungere lo status di potenza nucleare il più rapidamente possibile. Questa intesa crea comune un precedente che potrebbe cambiare in maniera radicale le relazioni internazionali. Iran e Arabia Saudita sono rivali regionali e, secondo alcuni osservatori, l’accordo pone l’amministrazione Trump in contraddizione: da una parte infatti insiste affinché Teheran accetti limiti stringenti alle sue attività nucleari, mentre allo stesso tempo aiuta l’Arabia Saudita a sviluppare un programma nucleare civile.

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