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Gli Usa puntano sui missili modulari, nasce il programma Strigo

Sensori RF, seeker e datalink confluiscono in un’architettura modulare pensata per accelerare l’evoluzione dei sistemi missilistici e consolidare la capacità strategica e industriale americana

Missili modulari Usa
Missili modulari Usa

La competizione strategica nel dominio missilistico non dipende più soltanto dalle prestazioni dei singoli sistemi, ma anche dalla capacità di aggiornarli, produrli e sostenerli nel tempo. È in questa prospettiva che va letto l’annuncio di Strigo, la nuova famiglia di tecnologie modulari presentata il 10 agosto 2026 da Lockheed Martin. Il progetto comprende sensori a radiofrequenza, sistemi di collegamento dati e tecnologie di ricerca del bersaglio (seeker) sviluppati secondo una comune impostazione architetturale.

L’iniziativa è affiancata da uno Strigo Product Center, concepito per anticipare la maturazione di determinate tecnologie rispetto alla definizione di specifici requisiti militari. Secondo le informazioni diffuse dalla società, la struttura ha beneficiato finora di 250 milioni di dollari di investimenti e ha già condotto diversi progetti dalla fase progettuale alle prove sperimentali. Non si tratta, pertanto, della presentazione di un nuovo vettore, bensì della costruzione di una base tecnologica destinata a sostenere programmi missilistici differenti.

Cosa sappiamo

I sensori RF, ovvero a radiofrequenza, sono apparati destinati alla ricezione e all’analisi di segnali elettromagnetici. In funzione della configurazione e della missione, possono contribuire alla rilevazione delle emissioni, alla caratterizzazione dell’ambiente elettromagnetico e all’acquisizione di informazioni utili all’identificazione o alla discriminazione di un obiettivo.

Nell’architettura dell’armamento tali tecnologie vengono sviluppate insieme a datalink e seeker. I primi consentono lo scambio di informazioni tra il vettore e gli elementi esterni previsti dalla missione; i secondi costituiscono il complesso sensoristico destinato a fornire informazioni sul bersaglio nella fase terminale del volo.

Il principio industriale è quello della comunanza architetturale: componenti sviluppati secondo standard e interfacce condivise possono essere riconfigurati per piattaforme e missioni differenti. Ne deriva la possibilità, almeno sul piano progettuale, di intervenire sui sottosistemi maggiormente esposti all’obsolescenza tecnologica senza dover ripensare integralmente il vettore.

Per Washington, il tema assume una valenza strategica. Un vantaggio tecnologico difficilmente può essere mantenuto se l’industria necessita di tempi eccessivamente lunghi per trasformare una nuova soluzione in una capacità disponibile. La modularità punta proprio a ridurre questa distanza, consentendo l’evoluzione di sensori ed elettronica senza modificare necessariamente l’intera piattaforma.

PrSM Increment 2: il passaggio verso bersagli mobili e marittimi

Il primo legame reso pubblico tra Strigo e un programma missilistico specifico riguarda il Precision Strike Missile (PrSM) dell’Esercito statunitense, destinato a sostituire progressivamente l’ATACMS. La famiglia PrSM viene sviluppata attraverso incrementi successivi, secondo una logica che consente di introdurre nuove funzioni mantenendo una parte significativa della configurazione di base.

L’Increment 2 costituisce un passo in avanti particolarmente importante perché incorpora un sensore multimodale destinato ad ampliare le possibilità di impiego contro bersagli mobili e marittimi. Secondo quanto dichiarato dal costruttore, alcune tecnologie sviluppate nell’ambito Strigo hanno contribuito al relativo pacchetto sensoristico.

Il primo volo sperimentale dell’Increment 2 è avvenuto nel marzo 2026. Durante la prova il missile ha percorso circa 350 chilometri, consentendo di acquisire dati sulle prestazioni della nuova configurazione. Non è stato comunicato un ingaggio riuscito contro un bersaglio; il test deve pertanto essere considerato nell’ambito del processo di verifica e maturazione del sistema.

L’introduzione di un seeker evoluto amplia il profilo operativo dell’arma. Un sistema guidato principalmente verso coordinate prestabilite opera secondo una logica diversa rispetto a un vettore capace di raccogliere informazioni sul bersaglio nella fase conclusiva del volo. Nel caso di obiettivi mobili, la posizione prevista prima del lancio può infatti non coincidere con quella effettiva al momento dell’arrivo nell’area d’ingaggio.

L’Increment 2 offre quindi un primo esempio concreto della filosofia Strigo: mantenere una piattaforma di riferimento e accrescerne progressivamente le funzioni attraverso l’integrazione di sottosistemi più avanzati.

Arsenal of Freedom, la nuova geografia industriale statunitense

Secondo analisti USA il significato del sistema emerge soprattutto osservando la trasformazione della base industriale della difesa statunitense. Washington considera sempre più la capacità di produrre, ricostituire e aggiornare rapidamente gli arsenali come una componente della propria postura strategica. La disponibilità di armamenti sofisticati perde infatti parte della propria efficacia se non è accompagnata da una filiera capace di sostenerne l’impiego nel medio e lungo periodo.

Lo Strigo Product Center sembrerebbe voler rispondere a questa esigenza anticipando parte della ricerca rispetto alla definizione dei requisiti. L’investimento dichiarato di 250 milioni di dollari è destinato allo sviluppo di tecnologie che possono essere sottoposte a verifica prima dell’avvio di uno specifico programma. La modularità può inoltre favorire la riutilizzazione di determinati componenti su piattaforme differenti, riducendo la duplicazione degli investimenti e agevolando gli aggiornamenti.

La scelta è coerente con l’orientamento espresso da Washington attraverso l’“Arsenal of Freedom”, che pone il rafforzamento della capacità produttiva nazionale tra le priorità della sicurezza. La disponibilità di una filiera più flessibile interessa anche gli alleati, per i quali la capacità americana di mantenere livelli adeguati di produzione rappresenta un elemento dell’equilibrio militare occidentale.

Le informazioni pubbliche, al momento, non consentono ancora di quantificare l’impatto futuro dell’iniziativa né di stabilire quali programmi, oltre al PrSM, integreranno concretamente le soluzioni Strigo. Il progetto segnala tuttavia una precisa direzione della politica industriale statunitense: ridurre i tempi tra innovazione, sperimentazione e disponibilità operativa, preservando nel contempo la capacità di aggiornare gli armamenti nel corso del loro ciclo di vita.

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