Diritti a due velocità tra ipertutelati e precari

Da un lato l’indissolubilità pressoché totale dei contratti a tempo indeterminato e l’assistenzialismo degli ammortizzatori passivi, dall’altro, dimentichi del welfare, i contratti a progetto, le collaborazioni e le partite Iva, spesso finte quanto i soci delle cooperative spurie. Nel mezzo, un mercato del lavoro asfittico, obbligato a superare l’improduttività del sistema connesso al dualismo tra gli ipergarantiti dal posto a vita e i precari senza diritti.
Fra gli strumenti per contribuire a un’occupazione senza scorciatoie né vincoli inscindibili un modello c’è già, rivendicato a gran voce dalle agenzie per il lavoro (Apl), insieme al loro ruolo di attori specializzati nel coniugare la richiesta di flessibilità delle imprese con le tutele necessarie alla continuità professionale del lavoratore, dalla formazione al ricollocamento. Così la somministrazione di lavoro, riconosciuta anche dal governo, dalla Confindustria e dalle parti sociali come una formula utile e valida, punta a guadagnare altro spazio. Passata dallo 0,7% del 2009 all’1,2% dello scorso anno, consiste in un contratto di lavoro dipendente ed è la sola forma di flessibilità che prevede welfare e riqualificazione. Ciò che si concreta attraverso corsi finanziati da risorse private e con l’obbligo che almeno la metà di chi li ha seguiti debba essere effettivamente ricollocato.
Una missione di lavoro in somministrazione è paragonabile a un contratto a termine, ma con una marcia in più legata alla considerazione che l’effettivo impiego o reimpiego del singolo nella mansione appropriata rappresenta l’essenza stessa dell’attività delle Apl, che allo scopo si fanno carico della formazione finalizzata e delle prestazioni aggiuntive (l’una e le altre non garantite dai tradizionali contratti a termine), le quali possono spaziare dai contributi una tantum ai piccoli prestiti agevolati; e, una volta conclusa la missione, si impegnano a individuare nuove opportunità.
Quanto alle tutele e all’eventuale stabilizzazione del rapporto, il lavoratore in somministrazione a termine può contare sugli stessi diritti e sulla medesima retribuzione del suo omologo dipendente dell’azienda a tempo indeterminato. Trascorsi 36 mesi, inclusi i rinnovi e le proroghe, l’agenzia per il lavoro ha l’obbligo di assumerlo stabilmente; se poi è l’azienda a volerlo fare, essa non si può opporre. Nel 2011 il numero dei lavoratori in somministrazione è cresciuto dell’11% e il monte retributivo è salito nel complesso del 19,7% rispetto all’anno precedente, anche se, complice la crisi, le ore lavorate si sono ridotte del 4 per cento. A trainare la domanda di lavoro in somministrazione sono soprattutto le realtà medie e grandi dell’industria manifatturiera, in particolare le imprese metalmeccaniche e dei trasporti, capaci di assorbire quasi il 37% degli occupati, seguite dalle aziende del credito, dei servizi alle imprese e dell’information technology. Anche le pmi hanno iniziato a rivolgersi alla somministrazione, specie in regioni come la Lombardia, il Piemonte e il Veneto.
La domanda viene soddisfatta in prevalenza da lavoratori under 30, che rappresentano il 42% del totale, ma è in costante aumento la componente degli ultraquarantenni. I profili a disposizione delle 83 Apl iscritte all’apposito registro del ministero sono circa 4 milioni: le opportunità offerte ai lavoratori comprendono sia impieghi a termine, sia a tempo indeterminato presso le agenzie stesse ovvero nei ranghi delle aziende che decidono di stabilizzare il dipendente o che alle Apl hanno affidato la ricerca e la selezione del personale da assumere. E il contributo alle politiche attive per il lavoro potrebbe ampliarsi attraverso la collaborazione diffusa con i Centri per l’impiego, nonché grazie a un ruolo definito nell’ambito del nuovo apprendistato e dei servizi di ricollocamento che sortiranno dalla riforma del mercato del lavoro attualmente allo studio.

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