Discussioni e proteste sui «tagli» di San Siro

Bozzetti: «Ogni volta la stessa storia alla vigilia del concerto»

Claudio De Carli

È noto che San Siro sia uno stadio di calcio e non l’isola di Wight. E anche che in mancanza d’altro i concerti si celebrano qui. C’è un giro di persone che non è d’accordo su questo e probabilmente prima ancora di capire se parte del secondo anello sia sicuro, sarebbe necessario trovare una soluzione a questo. Comunque: esiste un’autorità in merito che decida una volta per tutte che se viene organizzato un concerto a San Siro, il concerto si fa punto e basta?
A Milano esiste una Commissione di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo che si è radunata martedì 19 luglio e ha deciso che San Siro è sicuro. Ma il «sequestro» di due file del secondo anello è stato motivato dal pericolo di un cedimento. Crediamo sia legittimo sapere come stiano le cose perché volare dal secondo anello trascinando un pezzo di curva con sé non è esattamente lo scopo di chi compra il biglietto. In fondo alla gente non interessa molto conoscere le date delle prove statiche e dinamiche dell’impianto, interessa però sapere il risultato finale: San Siro è agibile o no?
Gianni Verga, presidente della Commissione, ha precisato che San Siro è dotato di regolare certificato di collaudo e di tutti i requisiti di sicurezza. Meno diplomatici gli assessori Bozzetti e Brandirali. Il primo si è visto ridurre a due le serate dedicate al rock e non gli va giù che il provvedimento, arrivato fuori tempo massimo, puzzi di spettacolarizzazione: «Ogni volta la stessa storia e sempre alla vigilia del concerto». Brandirali è infastidito: «Una minoranza della Commissione è riuscita a ribaltare una decisione presa il giorno precedente il concerto.

Ognuno fa quello che vuole, sciogliamo la Commissione». In fondo la gente voleva solo assistere a un concerto: se tutto questo traffico di pompieri, contestatori, magistrati e Commissione, è generato da due file in più di gradoni del secondo anello, tagliamoli.

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