Umanisti, dandy, sociopatici e filosofi hanno già dato irriducibile forfait, trasferendosi armi e bagagli sulla montagna incantata di Thomas Mann o in qualsiasi altro luogo dove miti temperature continentali permettono di tenere maniche lunghe (e non arrotolate come una lavandaia) e, a Dio piacendo, addirittura un golfino di cashmere leggero quando scende la sera. Per il resto del mondo, l’estate, è invece il regno dei ciabattai. Delle infradito. Del burino. Delle urla cafone da una sdraio all’altra. Ma non sempre...
Con un poco di beach etiquette anche le spiagge più tamarre - quelle alla Jersey Shore, per intenderci, o l’Ostia di Romina e Debora, ricordate? «Er calippo e ’na bira…» - possono diventare scenografie accettabili. Di fatto quest’anno circolano parecchi galatei da spiaggia. Voglia di conservatorismo? Nostalgia degli anni Cinquanta? Débâcle del postmoderno? O semplice sopravvivenza?
La prima di tutte le regole riguarda l’abbigliamento. Se il lino stazzonato ha un suo fascino Armani, lo stropicciato da grande distribuzione è a tutt’oggi da sdoganare. Così come calze, calzini e fantasmini dai colori improbabili indossati con sandali, zoccoli e Crocs (e tardive imitazioni punteggiate di adolescenziali coccinelle adesive). Per gli uomini: evitare di presentarsi con camicia bianca stirata di fresco e fake-Rolex («Quello vero lo tengo nel caveau»), abbandonare definitivamente le canottiere (anche se si hanno i requisiti muscolari), nonché braccialetti e collanine. Per le donne: niente gioielli, corde e cordine usurate da figlie dei fiori, niente trucco e tantomeno profumo (col sole si ottengono effluvi impensabili). Topless consentito per prendere il sole, ma assolutamente non per camminare. Ci si cambia solo in cabina. E gli occhiali da sole vanno tolti quando si viene presentati a qualcuno, mentre si possono tenere se la conversazione va per le lunghe. Dopo l’abbigliamento, arrivano le regole per la serena convivenza: la doccia in spiaggia si fa per togliersi sale e sabbia dalla pelle, non per lavarsi con sapone, shampoo e balsamo, non per fare petting, non per ricaricare pistole e fucili a spruzzo. Durante la doccia i costumi vanno tenuti addosso (comunicazione di servizio: vale anche per Fabrizio Corona). Le suonerie dei cellulari devono essere aggiustate al minimo o in vibrazione e se qualcuno vi sta parlando ricordate che è un bel gesto togliervi gli auricolari dell’iPod...
Capitolo tatuaggi. La body guard di Michelle Hunziker è stata appena congedata per averne sfoggiato uno nazi, ma anche se avete soltanto donne nude, piante carnivore e tribalità sul collo o nell’interno coscia evitate di sovraesporli all’attenzione altrui. Capitolo venditori ambulanti: la spiaggia non è il bazar di Isfahan, non si contratta all’infinito ad alta voce. Capitolo uscite in barca: dare una mano a bordo. Se per caso incontrate al largo del Ligure il velista-scrittore Simone Perotti (Adesso basta! Lasciare il lavoro e cambiare vita, Chiarelettere) non tormentatelo con attacchi tardo-capitalistici sulla decrescita serena. Se avete noleggiato acquascooter o fuoribordo: non fate slalom tra i bagnanti.
Docce e topless: bon ton all’ultima spiaggia
Dal volume della voce all’approccio con i vicini: contro l'estate cafona ecco il decalogo da rispettare quando si è al mare. La stagione si presta a cadute di stile, ma sotto l'ombrellone ci vuole qualche accorgimento
Segui Il Giornale su Google Discover
Scegli Il Giornale come fonte preferita
Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.