Donne medico: sono più preparate dei colleghi maschi ma non fanno carriera.

Nel servizio sanitario nazionale su tre medici uno è donna. Ma soltanto una su dieci riesce ad arrivare nei posti di comando denuncia la Cgil medici. Sono ancora una minoranza le donne primario e quelle che si dedicano alle specialità chirururgiche.

Donne medico: molto lavoro, poche gratificazioni professionali ed economiche. É la Cgil medici a fornire dati che, anche nel campo della sanità, confermano una discriminazione strisciante nei confronti dell'altra metà del cielo. Le donne medico oramai sono tante ma incontrano difficoltà superiori ai loro colleghi maschi: sono tante in corsia, sono tante le precarie, sono poche nei ruoli di vertice. I dati registrati nel Servizio Sanitario Nazionale nel 2008 mostrano come le donne rappresentino oramai il 35 per cento dei medici che lavorano nella sanità pubblica contro il 30 per cento del 2005.
Dunque negli ospedali e negli altri servizi incontriamo un medico donna ogni tre. Ma soltanto una donna su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa, ovvero sono pochissime le donne primario. Nel 2008 su un totale di 9.703 primari le donne erano 1.239, circa una su dieci. Ancor più significativo, in termini negativi, è il dato ufficiale del 2008 della Ragioneria dello Stato sulle donne medico con rapporto di lavoro flessibile, cioè precarie: 3.725 su 6.544, ovvero ben il 57 per cento, più della metà.
Le donne medico sono meno preparate dei loro colleghi? Assolutamente no. Le dottoresse si laureano in medicina prima dei loro colleghi maschi, in media a 26 anni, e con punteggi superiori. Su cento laureati con lode ben 78 sono donne. Più brave, più preparate, più efficienti ma meno in carriera come d'altronde accade in tutti gli ambiti lavorativi. Alla preparazione professionale e ai massimi punteggi raggiunti dalle donne, non corrisponde il riconoscimento negli avanzamenti di carriera.
Anche le donne medico come tutte le altre hanno il problema di dover conciliare le loro aspirazioni professionali con la cura della famiglia. Spesso dunque la scelta della specializzazione è condizionata proprio dalla possibilità di dedicarsi anche a marito e figli. Risultato? Sono ancora in minoranza le donne che si dedicano alle specialità chirurgiche. Massimo Cozza, segretario nazionale Cgil medici, osserva che i dati confermano come «in un contesto sociale in cui si danno per acquisiti elementi fondamentali quali le pari opportunità, sia ancora in atto un processo di differenziazione e gerarchizzazione in grado di attribuire alle differenze biologiche una capacità di strutturazione sociale, soprattutto in campo medico».
Ci si trova ad un processo di vera e propria femminilizzazione del servizio sanitario nazionale che porterà secondo la Cgil ad una inversione delle proporzioni. Basti pensare che nell'anno accademico 2007/2008 il 55 per cento degli immatricolati alla Facoltà di Medicina è donna. Si è ancora molto lontani però dal garantire pari opportunità di carriera. L'impegno del sindacato, conclude Cozza, è quello di eliminare sul lavoro ogni forma di discriminazione fra uomini e donne.

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