E Trento paga i tedeschi per insultare il premier

Paghereste qualcuno per farvi insultare? No? E invece in Italia succede anche questo. Succede che un ente locale usi soldi pubblici (e tanti) per organizzare un festival delle contumelie contro il governo, la sua maggioranza e naturalmente Silvio Berlusconi. Tutto a carico di Pantalone

Paghereste qualcuno per farvi insultare? No? E invece in Italia succede anche questo. Succede che un ente locale usi soldi pubblici (e tanti) per organizzare un festival delle contumelie contro il governo, la sua maggioranza e naturalmente Silvio Berlusconi. Tutto a carico di Pantalone. Un carico da svariate centinaia di migliaia di euro per un parterre prestigioso. Dove, come in ogni festival che si rispetti, l’ospite straniero la fa da padrone. In tutti i sensi.
Siamo nella provincia autonoma di Trento. Il regno del presidente Pd Lorenzo Dellai, artefice del laboratorio politico Pd-Idv-Udc - sai che formula innovativa - che vorrebbe succedere al «regime berlusconiano» tra quattro anni. Magari anche prima, magari anche no. Il generoso Dellai, ogni anno, stanzia 26 milioni di euro (50 miliardi delle vecchie lire, esatto) per finanziare la Fondazione Bruno Kessler. L’istituto che prende il nome dal padre di Giovanni, ex parlamentare Pd ora presidente del Consiglio provinciale trentino, ha deciso di spendere una buona fetta di questi soldini per organizzare un dibattito politico. Su chi? Ma su Berlusconi, natürlich. L’inedita idea del presidente del centro studi italotedeschi, Gian Enrico Rusconi, è quella di «spiegare» il fenomeno Silvio e la sua politica dal 1994 al 2009. Come? Con una tavola rotonda, un «confronto europeo». Tutti a Trento, il 28 e 29 settembre. È lì che si terrà il simposio cruciale per i destini del Trentino e del Paese, anche se si fa fatica a capire quale, visto che a parte Rusconi e la sociologa Chiara Saraceno (di dichiarate simpatie «sinistre»), gli altri dotti politologi chiamati amabilmente a discutere di politica si chiamano Woller, Hoppe, Altricher, Baumsteiner, Hausmann, Schlemmer eccetera.
Vabbè, ma almeno i temi affrontati? Eccone alcuni: «L’Europa di Berlusconi: l’insostenibile leggerezza di un sogno particolare»; «Lotta ideologica artificiale e autologoramento istituzionale»; «La revisione della storia nell’Italia di Berlusconi»; «Berlusconi e l’anticomunismo senza il comunismo»; «Foibe e politica interna: il centrodestra e gli zingari», come se l’Italia gettasse i rom nelle fosse, neanche fossimo i comunisti di Tito. Sarà la revisione storica...
Sta di fatto che i presupposti per l’ennesima manifestazione anti-italiana ci sono tutti. Anche perché alcuni relatori hanno già dato ampia testimonianza delle loro simpatie politiche. Il presidente del Centro Studi Rusconi, solo qualche settimana fa cercava di «spiegare il fenomeno Berlusconi ai tedeschi» dalle colonne del giornale tedesco Süddeutsche Zeitung. Evidentemente non è bastato per chiarire le idee dei tedeschi sebbene il Rusconi-pensiero fosse assolutamente chiaro: «Gli osservatori europei sono sconcertati. Ai loro occhi l’anomalia italiana prosegue. Incomprensibile. (...) Il conflitto di interesse di Berlusconi, i suoi scontri continui con la giustizia che finiscono in contumelie, i discutibili comportamenti privati, le intemperanze verbali contro gli avversari e le istituzioni, le spiegazioni dello stesso interessato, che si presenta come vittima della giustizia italiana, della sinistra e dei giornali stranieri» eccetera. È il trionfo - insiste Rusconi - del “populismo democratico” che rappresenta la vera mutazione della democrazia italiana» dove molte «patologie sociali come la generalizzata assenza di senso civico e senso dello Stato, l’endemica complicità di molte regioni e gruppi sociali con la mafia e la camorra, comportamenti antisolidali e razzismo latente (...) provengono dal ventre della società civile». Alla Saraceno non è andato giù il Berlusconi «macho, un problema per la nostra democrazia, ancora di più la complicità di larga parte della società civile, con il benevolo silenzio-assenso della gerarchia cattolica».
E che dire di Thomas Schlemmer, autore del libro Invasori, non vittime in cui si spiega che «la tragica fatalità del massacro italiano in Russia nel 1942 è un falso mito». Che insomma i soldati italiani ammazzati dall’Armata rossa ad Arbusov, secondo lui, valgono più o meno quanto i parà della Folgore morti a Kabul. Niente. Tanto paga Pantalone.
felice.manti@ilgiornale.it