Ecco Angelique Kidjo con le cover «made in Africa»

Dal Benin alla conquista del mondo. Angelique Kidjo è una star internazionale, una delle personalità più originali e creative della scena musicale contemporanea. Questa sera sarà all’Auditorium per presentare il nuovo album Oyo, pubblicato proprio in questi giorni. Un disco fatto principalmente di cover, un viaggio nella musica che ha contribuito a formare la personalità artistica della cantante africana. Allo stesso tempo, un album perfettamente in linea con il resto dell’opera della Kidjo, che riesce a rendere estremamente personali i brani altrui. Le canzoni rivelano l’influenza del funk e del soul americani nella città portuale di Cotonou, il luogo dove l’artista è cresciuta: duetta con John Legend nel classico di Curtis Mayfield Move on up; dà un’interpretazione decisamente originale, in lingua yoruba, di I’ve got dreams to remember (Otis Redding) e Samba pa ti (Santana); duetta con Diana Reeves nella nuova versione di Baby I love you, portata al successo da Aretha Franklin; si confronta con la Cold sweat di James Brown e anche con Petite fleur di Sidney Bechet, tra le canzoni preferite di suo padre, scomparso lo scorso anno. Ma nel disco c’è spazio anche per una canzone tradizionale del Benin, Atcha houn, e per altri brani africani, tra i quali Lakutshn Llanga, reso famoso da Miriam Makeba.
A proposito della grande artista sudafricana, Kidjo dice: «all’inizio della mia carriera avevo problemi a cantare. A 12 anni, i vecchi del mio paese iniziarono a darmi della prostituta, perché secondo loro gli strumenti musicali che utilizzavo erano strumenti del diavolo. Avevo un bisogno disperato di una donna africana che aprisse la strada anche per me, mostrandomi che non c’era nulla di male a cantare. In quel momento Miriam Makeba apparve nella mia vita e rese possibile tutto questo».
La missione di Angelique Kidjo, fin dagli esordi, è stata quella di creare un linguaggio comune tra diverse culture. Partendo dal retaggio culturale del suo paese, ha saputo inglobare nella propria musica elementi provenienti dal blues, dal funk, dal jazz e dalla samba, conquistando, con la sua voce e con la sua carismatica presenza scenica, consensi oltre ogni confine. Il suo album Djin Djin è stato premiato come Best contemporary world music album ai Grammy Award del 2008.
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