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Ecco "Più libri più liberi", la fiera che pretende l'atto di fede antifascista

Piccola e media editoria (con l'Aie) si schierano Il risultato è un surreale modulo di adesione

Ecco "Più libri più liberi", la fiera che pretende l'atto di fede antifascista
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Se non firmi una dichiarazione di antifascismo non puoi partecipare a "Più libri più liberi", la seconda fiera del libro italiana per dimensioni organizzata da AIE, l'Associazione Editori Italiani. È la novità che si sono visti recapitare gli editori iscritti negli anni passati alla manifestazione nella domanda di adesione e nel regolamento generale inviato dai promotori dopo una riunione di confronto con i rappresentanti delle case editrici. Durante l'incontro una minoranza ideologizzata di editori ha inveito contro la partecipazione di propri colleghi definiti "nazisti e fascisti" sostenendo che "andrebbero esclusi dalla manifestazione". Il riferimento è a Passaggio al Bosco finito al centro delle polemiche nella scorsa edizione ma il non detto è un altro: se fosse per loro tutti gli editori che non sono ascrivibili a un'area politico-culturale di sinistra andrebbero esclusi dalla fiera. Così una minoranza ideologizzata tiene in ostaggio la maggioranza degli editori che vorrebbero solo poter svolgere in tranquillità il proprio lavoro che è il motivo per cui partecipano a una fiera: vendere i libri. Eppure c'è chi, animato dal furore ideologico, scambia una manifestazione culturale per una riunione del Comintern con il risultato di penalizzare la stessa manifestazione. Per chi partecipa da anni a "Più libri più liberi" è infatti innegabile che le ultime due edizioni caratterizzate prima dalle polemiche per l'invito al filosofo Leonardo Caffo poi per la partecipazione di Passaggio al Bosco siano state sottotono con una minor affluenza di pubblico e perciò con minori vendite per gli editori (tranne per Passaggio al Bosco che ha sbancato proprio grazie ai fallimentari tentativi di censura).

Così, per evitare che la casa editrice fiorentina potesse partecipare alla nuova edizione che si terrà dal 4 all'8 dicembre alla Nuvola di Fuksas a Roma, è stato studiato un nuovo regolamento scritto apposta per escludere Passaggio al Bosco. Innanzitutto è stata introdotta una dichiarazione obbligatoria da firmare per tutti gli editori in cui si dichiara di "riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione Italiana", di "rispettare i principi di libertà di pensiero e di stampa, di tutela della dignità umana e di libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro" e di "rifiutare ogni forma di discriminazione e di incitamento all'odio".

Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Aie spiega al Giornale: "agli editori che intendono esporre a Più libri più liberi chiediamo di affermare il proprio antifascismo per un motivo molto semplice e preciso. La Costituzione Italiana è stata scritta dopo una lotta di Liberazione dal fascismo. Se fosse stata una lotta di Liberazione dal comunismo, avremmo fatto riferimento al comunismo. Il richiamo all'antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia".

Eppure il riferimento all'antifascismo è pleonastico nel momento in cui si dichiara di "aderire ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana" ed è un tentativo di andare incontro alle richieste della frangia minoritaria di editori radicali. Anche perché, in venticinque edizioni della fiera, non era mai stata introdotta una dichiarazione di questo genere. Che si tratti di una "norma anti Passaggio al Bosco" (ma che potrebbe trovare la contrarietà anche di altri editori) lo testimonia un altro escamotage adottato nel regolamento. Se anche gli editori di Passaggio al Bosco decidessero infatti di firmare la dichiarazione di antifascismo, rischierebbero comunque di non essere ammessi a "Più libri più liberi" poiché la valutazione per partecipare terrà conto di nuovi criteri tra cui "l'anzianità di partecipazione". Avendo partecipato a una sola edizione della manifestazione, la casa editrice verrebbe perciò scavalcata in graduatoria da altri e perciò esclusa.

Diventa perciò ancor più importante essere presenti a fiere come "Più libri più liberi" che si rivolgono a un pubblico generalista e non lasciare che siano solo appannaggio di censori ed estremisti rossi.

In tal senso abbiamo già una proposta di evento che sottoporremo agli organizzatori intitolata I crimini del comunismo in cui raccontare, dall'Unione Sovietica alla Jugoslavia passando per la Cina di Mao e la Cambogia, i milioni di morti fatti dai regimi comunisti nel mondo con un'appendice italiana dedicata alla censura.

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