I l supereroe Hancock sta al supereroe Superman (o a Spider Man) come Shrek sta a Topolino. Come Shrek, Hancock ignora il senso civico e la buona educazione. Anche questo «adorabile» fallito lastrica di buone intenzioni il caos - se non linferno - che provoca intorno a sé. Al punto che Los Angeles gli chiede di andarsene e poi lo mette in galera.
La trovata del film Hancock di Peter Berg (quello del neocolonialistico The Kingdom) è relativamente buona. Prodotto da Michael Mann e Jonathan Mostow, cioè da due registi, interpretato da Will Smith, il film ha i dieci minuti iniziali quasi piacevoli. Ma poi la definizione dei personaggi avviene solo per ripetizione, perseguendo un didascalico, contraddittorio egualitarismo, che vuol rendere uguale chi, per definizione, non è normale, ma super(iore).
Gli incassi americani hanno dato ragione alla scelta di Hancock; quelli europei, ormai, serviranno solo ad adornare ulteriormente il carro del vincitore, Smith in versione sudicia (pare Tomas Milian nei panni del Trucido), che puzza dalcol e combina solo guai nel tentativo di salvare il prossimo. Contraltare, una famiglia iperamericana, dove un pr (Jason Bateman) pensa solo ai soldi della speculazione più ignobile, la pubblicità filantropica. Così glissa sul fatto che la moglie (Charlize Theron) desidera (si saprà poi perché) labbronzatissimo supereroe.
HANCOCK di Peter Berg (Usa, 2008), con Will Smith, Charlize Theron. 83 minuti
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