Un secolo fa, William Faulkner pubblicava il primo romanzo, Soldier’s Pay . Pur imperfetto, diseguale, macchinoso a tratti, quel libro contiene, in nuce, tutti i temi cari a Faulkner: la deformità di un uomo e l’inutilità del tutto, l’innocentee la malia, la ferocia sessuale, la vita-acquitrino dellaprovincia americana e lanatura, onnipossente. La solitudine. Un indistinto desiderio di dinastia. Il protagonista del libro, Donald Mahon, èun reducedella Prima guerra, sfregiato nel corpo – una cicatrice gli fende il viso – e nella mente. Faulkner si vantava di essere stato nei ranghi della Raf, di aver voltato sopra le trincee francesi: in realtà, era stato scartato dall’esercito perché troppo basso e troppo fragile. S oldier’s Pay – in Italia va letta l’edizione Adelphi curata da Mario Materassi nel 2008 come La paga dei soldati – fu, editorialmente, un disastro. Stampato da Boni & Liveright, l’editore dei “modernisti” – di Hemingway, di Eliot, di Nathanael West – non superò le mille copie. L’anno prima, nel 1925, Faulkner era stato in Italia: passò per un bordello a Genova, fece sosta a Milano, poi a Stresa. Sognava di incontrare JoyceaParigi; infine, preferì visitare i campi di battaglia dove, durante la Grande guerra, erano morti un milione di soldati.
La biografia che Francesco Baucia dedica a Faulkner, William
Faulkner. Il vortice dell’origine (Edizioni Ares, pagg. 210, euro 16), è bella per diverse ragioni. La prima – secondaria per gli enciclopedisti e gli “esperti”, fondamentaleperme– ècheèben scritta, inscritta, per altro, in un’accattivante cornice narrativa (si parte, tra flash-back e preveggenze, il 7maggio del 1932, primo giorno di lavoro di Faulkner a Hollywood, dove spera di fare soldi facili; il ritmo è rombante). L’altra è che spiega – riduco all’osso – perché Faulkner è ancora lo scrittore decisivo per capire gli Usa e perché dalla sua scrittura, fluviale, derivino, in rivoli più omeno selvaggi, i grandi scrittori della “contemporaneità”: Gabriel Garcia Márquez (un imitatore) e Thomas Bernhard, W.G. Sebald e László Krasznahorkai. Secondo Baucia, gli eredi americani di Faulkner – per statura “morale”, per sovrabbondanza etica – sono Cormac McCarthy e James Ellroy.
Ciascuno ha il proprio Faulkner prediletto; tutti sappiamo che nell’arco di una manciata di anni il grande scrittore nato a New Albany, Mississippi, nel 1897, ha scritto libri-totem, indimenticabili: L’urlo e il furore
(1929), Mentre morivo (1930), Santuario (1931), Luce d’agosto (1932). Inventandosi la Yoknapatawpha County, Faulkner ha consegnato agli Stati Uniti d’America una unità narrativa, una coerenza biblica. Faulkner era ossessionato daglialberi genealogici, dalle ascendenze e dalle discendenze (i Sutpen, i Compson, l’arcano lignaggio dei nativi), dai casati disastrosi, dai principi derelitti; il che significa essere ossessionati dal Regno, dalla Terra Promessa, da un Patto recisoper una qualche arcigna, inspiegata ragione. È impossibile restaurare l’innocenza originaria: in ogni romanzo di Faulknerèil diverso, il matto, il ritardato, il mutilato a raffigurare l’icona del candore; il resto è la razzia degli spodestati, il virus della violenza, l’inimicizia secolare, la vendetta dei cadetti.
L’idolo di Faulkner, la scaturigine del genio familiare, era il bisnonno, il “Vecchio Colonnello”, William Clark Falkner (proprio così, senza la ‘u’). Pioniere, avvocato autodidatta, politico, scrittore di una certa fama (di romanzi come The Spanish Heroine . A Tale of War and Love e The White Rose of Memphis ), padre di una nidiata di figli (tra cui diversi illegittimi), aveva ucciso ed era stato ucciso, nel 1889, da un ex socio in affari (Baucia ne descrive con brio leggenda ed efferatezze). Il “Vecchio Colonnello”, degno emblema del mondo della frontiera, pare un Saul, un Achab, un sovrano biblico che confidi nei negromanti e nella propria facondia sessuale più che nell’Altissimo. Da ragazzo, Faulkner preferiva la vita mondana di Oxford, Mississippi, agli studi universitari: si atteggiava da dandy, alternava epiche battute di caccia nei boschi alla lettura di Balzac, Swinburne, Keats. Scriveva poesie – confluite, nel 1924, in The Marble Faun , libro edito, per lo più, per amici –, inventava fantomatici avi, spacciandosi per aristocratico. In fondo, nei suoi labirintici romanzi, Faulkner non fa che riscrivere il Pentateuco : Yoknapatawpha è l’emblema di una Gerusalemme ottenebrata, tenebrosa.
La distanza tra Faulkner e gli scrittori odierni (al netto del talento) si fonda su una idea di letteratura che provo a spiegare tramite alcune contrapposizioni. Il racconto della stirpe invece dei proclami dell’io, l’albero genealogico in vece della palude dell’ombelico; il genius loci al posto della sociologia, il “senso del luogo” rispetto alle sorti delmondo; la preminenza del diverso, dell’altro, dello storpio, del fool shakespeariano al posto del mito – ipocrita – della diversità; la tragedia al posto del piagnisteo.
Non ho ancora detto quali sono i libri di Faulkner che preferisco. Ne dicotre. Le palme selvagge (1939), memorabile libro “a dittico” che evoca il momento più tragico della vita ubriaca di Faulkner (la prima figlia dello scrittore, Alabama, nacque prematura nel 1931 e prematuramente morì dopo dieci giorni di vita). Piaceva anche aBorges. Poi, L’orso – lotrovate in La grande foresta , Adelphi, 2002 –, il più bel racconto di predazione edi agnizione del selvaggio mai scritto. Infine, Requiem per una monaca , superbo colpo di coda epiuma di pavonedel vecchio Faulkner: in questo libro che annienta i generi (pièce teatrale, romanzo, saggio), un infanticidio è il pretesto per convocare diversi personaggi faulkneriani e dire della prostituzione della società americana e narrare le origini, millenarie, di un luogo.
Quando lo avvisarono che gli era stato affibbiato il Nobel, Faulkner si schermò, «Sono un contadino», disse, «non posso muovermi dal mio paese». Beveva parecchio. Anelava ad annientarsi. Mario Materassi, straordinario “faulknerologo”, ha scritto che Faulkner aveva il «viso affilato da volpe». Andò a trovarlo a “Rowan Oak”, Oxford: lo scrittore rifiutò di farlo entrare in casa, tumulato dietro la zanzariera, «gli occhi chiari, freddi». Biascicava. Disse che Faulkner non era lì, disse che uno scrittore di nome Faulkner non esisteva.
