La corsa all'intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase e negli Stati Uniti cresce la preoccupazione per il rapido recupero delle aziende cinesi.
Le principali società americane del settore sostengono infatti che alcuni concorrenti di Pechino stiano sfruttando tecniche di copia per ridurre il divario tecnologico e sviluppare modelli sempre più competitivi. Secondo i big della Silicon Valley c’è il forte rischio che una situazione del genere possa mettere in discussione il vantaggio costruito negli ultimi anni dagli Usa e di avere conseguenze non solo economiche, ma anche strategiche in campi come la cybersicurezza, la ricerca farmaceutica e la Difesa.
Nuove tensioni Usa-Cina sull’IA
Il New York Times ha dedicato un lungo approfondimento al dossier scrivendo che, al centro dello scontro Usa-Cina sull’Ia, c'è la cosiddetta "distillazione", una tecnica conosciuta da oltre dieci anni che consente di addestrare un nuovo modello di intelligenza artificiale osservando il comportamento di uno più avanzato.
Il metodo era nato all'interno di Google per rendere i sistemi più efficienti, ma oggi è diventato motivo di forte tensione tra le aziende del settore. Anthropic ha inviato una lettera ai senatori americani Tim Scott ed Elizabeth Warren accusando il colosso cinese Alibaba di aver utilizzato migliaia di account non autorizzati per raccogliere dati dai propri sistemi e impiegarli nell'addestramento di modelli concorrenti.
Alibaba si è trincerato dietro al silenzio ma Anthropic sostiene che la pratica venga portata avanti su larga scala e che permetta alle aziende cinesi di recuperare velocemente il ritardo accumulato nei confronti dei laboratori americani. Gli esperti stimano che oggi la distanza tecnologica tra Stati Uniti e Cina sia di appena sei mesi, molto meno rispetto al passato.
A rafforzare queste preoccupazioni è stato anche il debutto del modello GLM-5.2 della startup cinese Z.ai, ritenuto ormai vicino alle prestazioni delle migliori soluzioni sviluppate negli Stati Uniti, soprattutto nell'ambito della sicurezza informatica. Attenzione però, perché non esiste un consenso sul fatto che la distillazione sia di per sé illegale: la normativa americana non offre ancora una risposta definitiva e il tema potrebbe finire davanti ai tribunali.
Le richieste delle aziende Usa
Le aziende statunitensi chiedono un intervento del Congresso per rafforzare la collaborazione tra governo e laboratori privati, condividere informazioni sugli attacchi e rendere più difficile l'utilizzo illecito della distillazione. Tra le richieste c'è anche il mantenimento delle restrizioni sull'esportazione verso la Cina dei chip più avanzati, considerati indispensabili per sviluppare modelli di intelligenza artificiale sempre più potenti.
Non tutti gli esperti, tuttavia, ritengono che un giro di vite sarebbe sufficiente. Molti osservano che la distillazione rappresenta soltanto uno degli strumenti utilizzati per migliorare i modelli e che da sola non basta a creare sistemi di fascia alta. Inoltre la stessa pratica viene impiegata, in forme diverse, anche da aziende americane, come emerso durante alcune testimonianze pubbliche degli ultimi mesi.
La vera sfida, quindi, non riguarderebbe soltanto la protezione della proprietà intellettuale, ma la velocità con cui l'ecosistema cinese continua a innovare.
È proprio questo scenario ad alimentare il timore della Silicon Valley: perdere il vantaggio accumulato significherebbe cambiare gli equilibri della competizione globale sull'intelligenza artificiale. Un rischio che gli Usa non intendono correre.