Atlantia, via Castellucci con 13 milioni

Il numero uno di Autostrade lascia il gruppo dei Benetton con una mega liquidazione

Atlantia, via Castellucci con 13 milioni

Castellucci è fuori da Atlantia dopo 18 anni. Un comitato esecutivo a cinque traghetterà le autostrade italiane verso una nuova fase che dovrà far «dimenticare» la tragedia del Ponte Morandi e le inchieste in corso sulle società controllate che hanno lasciato «sotto choc» Luciano Benetton, esponente della famiglia che attraverso Edizione controlla le autostrade italiane. E che ieri, mentre l'assise era in corso, aveva auspicato «chiarimenti e cambiamenti».

Dopo un cda fiume di oltre quattro ore, la holding Edizione ha deciso la definitiva uscita di scena di Giovanni Castellucci. Timoniere dal 2005, l'ad lascia le scene per la cifra record di 13 milioni, e con un «paracadute legale» che vedrà a carico dell'azienda ogni onere a lui attribuito in sede di inchiesta e a qualsiasi livello (civile, penale e amministrativo). Il tutto, in favore di un comitato che, per un breve periodo, ne assumerà le deleghe.

Una soluzione giudicata possibile per una holding finanziaria, dato che le società operative controllate sono tutte presidiate da amministratori nella pienezza dei poteri, e consentirebbe - sotto la guida del confermato presidente Fabio Cerchiai l'individuazione di un nuovo ad. Il board ha nominato Giancarlo Guenzi, già cfo, quale direttore generale della società. E del comitato faranno parte il presidente Fabio Cerchiai, Carlo Bertazzo, Anna Chiara Invernizzi, Gioia Ghezzi e Carlo Malacarne.

Non esattamente quel segnale forte che si attendeva, col possibile azzeramento totale dei vertici, anche se il titolo in Borsa ieri (a cda in corso) ha chiuso in rialzo dell'1,57% a 20,76 euro dopo due sedute in profondo rosso.

Basterà al governo che minaccia la revoca della concessione? E al mercato? La convocazione del cda è stata decisa dopo le misure cautelari a carico di alcuni dipendenti del gruppo accusati di aver manipolato dei rapporti sullo stato di salute di altri viadotti. Un nuovo delicato filone dell'inchiesta della magistratura, dopo quello sul crollo del Ponte Morandi il 14 agosto 2018, che ha dato manforte a chi, all'interno del governo, spinge da mesi per una revoca tout court.

Un pressing, quello su Autostrade, che non sembra allentarsi. Ieri in serata, mentre il cda era in corso, il viceministro all'Economia Antonio Misiani ha detto che «il tema non sono i rapporti con Atlantia, ma il miglioramento delle concessioni autostradali che mostrano evidenti disfunzioni. In cima all'agenda c'è la sicurezza di chi viaggia sulle strade e autostrade italiane, tema da porre con la massima forza per la rete infrastrutturale del Paese che ha evidenti problemi di manutenzione» ha ribadito promettendo, quindi, una rivoluzione di settore. Insomma, il passo indietro di Castellucci potrebbe contenere i danni di immagine, ma non bastare a evitare danni industriali.

Di fatto, i Benetton non vogliono più stare con le mani in mano: l'obiettivo dichiarato è di arrivare, nell'arco di un mese al massimo, all'individuazione del nuovo ad. Si cerca il profilo di un professionista stimato, anche perché le partite aperte sono tante: dall'integrazione con Abertis al dossier Alitalia.

Un cambio di passo, quello deciso ieri, che secondo alcuni osservatori potrebbe solo essere l'inizio di una rivoluzione a trecentosessanta gradi. La famiglia Benetton deve scegliere se e in che misura mantenere lo status quo o, in alternativa, se sia giunto il momento di procedere alla divisione delle attività tra i quattro rami famigliari. L'impero di Ponzano Veneto vale oltre dieci miliardi di euro in termini di net asset value e si dispiega tra le storiche attività delle autostrade (Atlantia e Abertis), ristorazione (Autogrill), abbigliamento (Benetton) e nuovi business (tlc con Cellnex e aerei con Alitalia).

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