“Non è un attacco hacker, ma bensì un problema legato alla gestione della crisi e alla continuità operativa. La causa è la mancanza di piani di didster recovery e continuità operativa testati, e una non corretta gestione dello scenario di indisponibilità di alcuni servizi. Solitamente per gestire questo genere di scenari, vengono redatte procedure che indicano tutte le attività da mettere in atto, specificando tutte le fasi e gli attori coinvolti. Inoltre i piani di continuità operativa devono essere testati durante l’anno, tramite delle simulazioni, per valutare effettivamente la loro operatività. Un black-out ha delle conseguenze, ma un corretto piano di continuità operativa ha specificato al suo interno tutte le azioni da compiere per evitare disservizi o al più ridurli al minimo”. Lo dichiara Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo, azienda italiana leader nel settore dell’intelligence e della sicurezza informatica specializzata in consulenze strategiche per imprese. “La resilienza operativa è ciò che può fare la differenza - prosegue Adjimi - tra un guasto gestito in un paio d’ore e una crisi che si trascina per giorni, con migliaia di persone bloccate negli aeroporti e conseguenze che si propagano ben oltre il sistema direttamente coinvolto. L’obiettivo della cybersecurity e della continuità operativa deve quindi essere duplice: ridurre il più possibile la probabilità che un incidente abbia successo e, quando accade, limitare l’impatto e ripristinare rapidamente i servizi. Un’organizzazione resiliente non è quella che non subisce mai un incidente, ma quella che riesce a continuare a operare anche quando una parte dei suoi sistemi non è disponibile. Questo richiede innanzitutto ridondanza: dei sistemi, dei dati, delle infrastrutture, ma anche delle competenze. Nessun processo critico dovrebbe dipendere da una singola persona o da un’unica componente tecnologica. Un elemento spesso sottovalutato è infatti la capacità di risposta. Avere un piano di continuità operativa sulla carta serve a poco se nessuno lo ha mai realmente testato. Le procedure di emergenza devono essere conosciute, provate e aggiornate sulla base degli scenari più realistici. Le simulazioni hanno proprio lo scopo di verificare cosa succede quando un sistema critico si ferma, quando le persone chiave non sono disponibili o quando non è possibile accedere normalmente alle infrastrutture. Pertanto, è durante questi test che emergono le interdipendenze nascoste, i tempi di ripristino troppo lunghi che possono causare disservizi”, conclude Matteo Adjimi, Presidente del Cda di Argo.

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