Davide Erba sale al 33% de ilGiornale.it: "Ecco la mia sfida nell'editoria"

L'imprenditore sale nel capitale della testata. E ci racconta: "Le chiavi del successo sono tecnologia e dinamismo"

Davide Erba sale al 33% de ilGiornale.it: "Ecco la mia sfida nell'editoria"

Davide Erba è un giovane imprenditore di successo che, in un momento in cui tutti stanno alla larga dall'editoria, ha deciso di andare controcorrente e di scommettere proprio su ilGiornale.it. Lo hanno colpito la nostra dinamicità e la nostra capacità di raccontare il Paese reale. Un “amore a prima vista” che lo ha spinto ad acquisire altre quote della società che lo hanno portato a detenere il 33% del capitale.

Proprio in questi giorni Erba ha deciso di chiudere il blog, che anni fa ha aperto sul nostro quotidiano online, per aprire un nuovo e innovativo spazio che parli direttamente al mondo dell'imprenditoria e delle start up. Da sempre ilGiornale.it è attento a questo mondo che rappresenta il Paese reale. "Ho in mente – ci spiega - una sezione che potrebbe anche chiamarsi 'ilGiornale start up' dove dar voce al mondo dell'imprenditoria e, al tempo stesso, premiare le idee più valide magari trovando, anche se questo non sarà automatico, investitori che sostengano le start up di cui parliamo".

Dove nasce questa idea?

"Per me si è recentemente chiuso un capitolo molto importante della mia vita. O meglio: è iniziata una nuova era che, dopo aver ceduto il gruppo che io stesso ho fondato (la Stonex, ndr), mi ha permesso di dedicarmi a nuove attività imprenditoriali. Io sono, infatti, quel tipo di imprenditore a cui piace molto occuparsi dell'attività di incubazione."

Una continua scommessa sul futuro?

"Assolutamente. Mi sento una mezzo di sfondamento capace di far partire un'idea da zero. Mi piace più la fase creativa e di lancio che la gestione operativa di un'azienda già avviata."

Cosa l'ha portata al Giornale.it?

"IlGiornale.it rappresenta sia il mondo imprenditoriale sia il mondo del fare. Nella vostra redazione vedo la capacità di impaginare più giornali insieme. Il quotidiano di carta esce con un prodotto fatto e finito. Quello è. Il quotidiano online, invece, ne impagina tanti, durante la giornata."

E cosa le piace di tutto questo processo?

"Sicuramente il vostro dinamismo. Per quanto riguarda i tempi di produzione, siete sicuramente molto più avanzati di una qualsiasi testata di carta. L'ho toccato con mano quando c'è stato il golpe in Turchia contro il presidente Erdogan. Mentre tutti i giornali sono usciti scrivendo che il colpo di Stato era riuscito, ilGiornale online ha spiegato che il blitz non era andato a buon fine."

Sicuramente abbiamo a che fare con due mezzi diversi.

"L'online è, per definizione, in tempo reale. Ogni giorno e a ogni ora siete, infatti, in grado di dare a noi lettori l'ultimo update delle notizie."

Come nasce la sua amicizia con la nostra redazione?

"Casualmente. Mi trovavo a un pranzo con alcuni amici quando ho conosciuto Andrea (Pontini, amministratore delegato del Giornale.it, ndr). Ci siamo subito appassionati per il lavoro che facevamo. Da quel giorno abbiamo iniziato a collaborare: ho aperto il blog e vi ho seguito sin dall'inizio nell'avventura editoriale degli Occhi della Guerra. Ora, per coronare questo amore a prima vista, mi sono offerto di entrare nel capitale della testata."

Che senso ha farlo in un momento in cui tutti gli imprenditori stanno alla larga dall'editoria?

"Per me, ovviamente, si tratta di differenziare il business. L'editoria non è la mia attività principale, anche se credo che l'online è il futuro dell'informazione. Basta guardare il numero dei visitatori quotidiani per capire l'abisso che è venuto a crearsi con la tiratura di una qualsiasi testata di carta."

Fatto il passo importante di entrare nel capitale, cosa si aspetta dal Giornale.it?

"Di sicuro potrò dare il mio contributo nel settore tecnologico. L'editoria digitale, più di ogni altra, è qualità e tecnologia. Le due cose vanno insieme e insieme decidono del successo della testata. Un altro aspetto su cui la tecnologia può fare molto è la relazione tra la testata e i suoi lettori. IlGiornale.it già fa molto da questo punto di vista ma sicuramente potremo lavorare insieme ancora più efficacemente in questa direzione."

Mettiamo da parte l'editoria e guardiamo all'Italia. Da imprenditore è possibile credere in questo Paese?

"In questo momento l'Italia non è certo il miglior terreno per fare impresa, sia a livello europeo sia a livello mondiale. Risentiamo di arretratezze infrastrutturali e di sistema che rendono il nostro Paese in una posizione sfavorevole rispetto a tutti gli altri competitor. La pressione fiscale è alle stelle, la burocrazia è un giogo devastante, i rapporti con le istituzioni si sono fatti sempre più complicati. Eppure questo sistema molto ostico ha creato degli anticorpi, ovvero la nostra classe imprenditoriale."

Oggi giorno l'imprenditore è il vero eroe.

"Siamo stati costretti a migliorarci trovando nuove strategie e imparando un nuovo modo di camminare e muoversi. Qualche mese, durante un convegno in Svizzera, un alto dirigente di Ubs mi ha rivelato di stimare profondamente gli imprenditori italiani perché, nonostante un contesto veramente difficile, riescono a portare avanti progetti di successo a livello mondiale. Più che il Paese il vero asset sono le persone. Ne abbiamo molte e di qualità. Per questo, prima che il volano si fermi, deve passare davvero tanto tempo. Ammettendo, ovviamente, che non ci sia una svolta anche a livello strutturale."

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