Generali, Donnet gioca la carta Cattolica

Arriva l'ok dell'Ivass all'Opa del Leone. Verona porterà in dote 3,5 milioni di clienti

Generali, Donnet gioca la carta Cattolica

Da salvataggio contestato a fiore all'occhiello in un colpo di scena degno di una serie tv. Philippe Donnet, ad di Generali, punta a trasformare le nozze con Cattolica, operazione inizialmente criticata dai due pattisti (Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio), nel cavallo di battaglia per conquistare il terzo mandato.

I prossimi mesi saranno complessi per il manager, già da tempo al lavoro sul nuovo piano industriale in agenda il 15 dicembre. E chiudere in bellezza l'integrazione con la compagnia veronese potrebbe essere la ciliegina sulla torta prima di presentarsi alla comunità finanziaria e poi in assemblea. Il piano dovrà convincere gli investitori istituzionali, a cui fa capo il 40,3% di Generali, e i privati (23,97%), contrastando l'avanzata di Caltagirone e Del Vecchio che, una settimana fa, hanno dato avvio alla rivoluzione mettendo in discussione la leadership di Mediobanca (al 12,93% di Generali) e annunciando la costituzione di un patto di consultazione volto al rinnovo della governance (ieri all'11,068% del capitale). Un patto in cui, come precisato anche ieri nelle integrazioni richieste dalla Consob, confluiranno eventuali altri acquisti da parte dei due imprenditori (ieri Caltagirone è salito ancora, al 6,1%) e che è aperto a terzi, sempre che non ne derivi un obbligo di Opa. E c'è già chi guarda verso Crt (1,3%) e i Benetton (3,97%).

Per questo Donnet spera di stringere i tempi su Cattolica che dovrebbe portare in dote un utile operativo 2021 compreso tra i 265 e i 290 milioni di euro, oltre 3,5 milioni di clienti, 5,6 miliardi di premi a fine 2020 e oltre 20 miliardi in gestione a bilancio a fine giugno. Non solo. Con le nozze Generali beneficerà di sinergie a regime, in 80 milioni all'anno, oltre a consolidare la propria posizione sul mercato italiano raggiungendo il 21% in termini di premi lordi nel Danni e il 18% nel Vita. Il costo dell'operazione per il Leone è stato stimato in 7-8 punti percentuali di Solvency.

Generali era accorsa al capezzale di Cattolica nell'estate del 2020 per entrare operativamente nel gruppo con il 24% del capitale a ottobre a fronte di una iniezione da 300 milioni (5,5 euro per azione). Con la metamorfosi di Cattolica in spa, Generali a fine maggio ha rotto gli indugi e annunciato un'Opa a 6,75 euro per azione per un esborso di 1,176 miliardi. Ieri è arrivato il via libera dell'Ivass all'operazione. Manca solo Consob attesa per fine mese. A quel punto, a stretto giro, seguirà la comunicazione della fairness opinion sull'Opa da parte di Cattolica, coadiuvata da Kpmg, Citi e Chiomenti e, presumibilmente per metà ottobre, partirà l'offerta volta al delisting. C'è già chi punta a un ritocco all'insù del prezzo visto che, dall'annuncio dell'Opa, Cattolica ha sempre quotato ben al di sopra del prezzo offerto, chiudendo ieri in rialzo dello 0,3% a 7,12 euro.

Sul fronte della governance proseguono i lavori del cda in vista del board del 27 settembre che, salvo sorprese, delibererà la presentazione di una lista del consiglio all'assemblea di aprile. Dopo lo scontro di martedì scorso, in cui 8 membri del cda sui 12 convocati hanno accolto con favore la disponibilità di Donnet al terzo mandato, in settimana potrebbe esserci un comitato nomine chiamato a esaminare il ruolo del presidente Gabriele Galateri di Genola.

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