Generali si ritira da 13 Paesi, taglia, ma frena sugli esuberi

Via dai mercati minori. In attesa del referendum, Donnet non quantifica il personale in uscita e il titolo perde il 3%

Cura dimagrante per Generali che prevede di uscire da 13-15 Paesi poco attraenti (e pari circa al 5% dei premi lordi), generando così 1 miliardo di euro destinato a cogliere operazioni a elevato rendimento, di ridurre il numero dei marchi e di tagliare, entro il 2019, 200 milioni nei mercati maturi grazie a processi di ristrutturazione, riduzione e semplificazione. Lo ha annunciato ieri a Londra l'amministratore delegato del gruppo, Philippe Donnet, nel corso dell'aggiornamento del piano industriale 2015-2018, il primo che porta la firma del top manager subentrato la scorsa primavera a Mario Greco. A Piazza Affari tuttavia non basta: il titolo ha chiuso la seduta a 11,3 euro in calo del 3%. Da inizio anno poi la performance è stata ancora più drammatica: il Leone di Trieste ha perso il 40% circa del proprio valore di Borsa.

Quanto all'ipotesi che possano essere studiati 8mila esuberi sugli attuali 76mila dipendenti rivelata lunedì dal Giornale e dal Sole24Ore, resta sul taviolo ma i vertici della compagnia hanno preferito non parlarne a Londra. Forse anche perché, fanno notare alcuni osservatori, il count down verso il referendum costituzionale italiano spinge le società - Generali compresa - a utilizzare una certa cautela. «Abbiamo già avviato, nelle nostre business unit, piani di trasformazione ed efficientamento che consentiranno di aumentare la produttività media del gruppo del 15%. Quindi c'è sicuramente un'attenzione molto forte ai costi, tra cui i costi relativi al personale», ha comunque confermato Donnet ricordando come, da marzo ad oggi, siano state già 1.500 le uscite dal gruppo e rinviando per «il recupero delle efficienze» ai singoli piani di ristrutturazione nazionali. «Tutti i Paesi sono coinvolti. L'Italia non fa eccezione anche se il Paese ha raggiunto un livello di efficienza molto buono grazie alla ristrutturazione degli ultimi anni», ha sostenuto l'ad.

Il piano si propone di trasformare e adeguare il business a uno scenario di mercato complesso dominato da tassi di interesse rasoterra che, da tempo, stanno penalizzando il business assicurativo. L'obiettivo è quello di abbassare i costi e aumentare il livello di redditività, raggiungendo livelli di eccellenza nelle aree presidiate. Dal punto di vista industriale Generali punta a ottenere un ulteriore miglioramento del combined ratio sul fronte Danni e a ribilanciare nel Vita il portafoglio a favore di un business a basso assorbimento di capitale e di una nuova produzione maggiormente orientata su prodotti più redditizi come le polizze unit linked. Verranno poi aumentate le iniziative per rafforzare il brand e fidelizzare i clienti.

Quanto al futuro, il top manager ha ribadito la strategicità di Banca Generali (di cui detiene il 51% del capitale) anche in vista della maggiore enfasi sulle attività legate alla generazione di commissioni e ha negato di voler procedere, come da tempo si ipotizza, a un ridimensionamento della quota detenuta che consenta il presidio del colosso del wealth management e allo stesso tempo permetta a Generali di incassare buone plusvalenze. Grazie a queste azioni Generali ha confermato ieri, nonostante uno scenario di riferimento particolarmente complesso, i target al 2018 presentati a maggio 2015 ovvero, in dettaglio, una generazione di cassa cumulata di oltre 7 miliardi (di cui 1,6 miliardi generata nel 2015), oltre 5 miliardi di dividendi nei quattro esercizi considerati (di questi 1,2 miliardi sono stati distribuiti sul bilancio 2015) e una redditività sul capitale superiore al 13 per cento.

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