"Italiani bocciati in finanza: va insegnata alle elementari"

Il presidente di Edufin: "Per vivere nel mondo di oggi l'educazione finanziaria è come saper leggere e scrivere"

"Italiani bocciati in finanza: va insegnata alle elementari"

Annamaria Lusardi insegna alla George Washington University School of Business e da tre anni guida Edufin, il Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria. Un progetto di fondamentale importanza per la crescita del Paese.

Ci spiega?

«Edufin viene istituito nel 2017, è un Comitato interministeriale creato dal ministero dell'Economia di concerto con lo Sviluppo economico e l'Istruzione con l'obiettivo di aumentare le conoscenze finanziarie degli italiani. L'idea nasce con le crisi e i fallimenti bancari di quel periodo. Dico sempre che l'educazione finanziaria non è una risposta alla crisi, bensì al mondo che cambia, tuttavia le crisi la rendono più urgente».

Un problema italiano?

«È un tema globale. L'Ocse ha preso in considerazione questo problema già dal 2005, prima delle varie crisi che si sono succedute, e in una recente Raccomandazione ha indicato ai vari Paesi di elaborare una strategia nazionale per l'educazione finanziaria, anche per creare un coordinamento di tutte le iniziative».

Da dove siete partiti?

«Da un censimento delle iniziative esistenti, che ci ha fatto capire che non occorreva solo coordinare ma anche promuovere attività di educazione finanziaria. Inoltre, l'analisi dei dati indicava la bassa conoscenza finanziaria degli italiani. Come l'Ocse, siamo consapevoli dei grandi e rapidi mutamenti di questi ultimi anni e dei cambiamenti che essi hanno portato per tutti noi. Ad esempio, è cambiata la demografia e con questa le pensioni; i mercati finanziari sono diventati molto più complessi. Pensiamo ai mutui: sembravano prodotti elementari fino a quando, nel 2007- 2008, hanno generato una grande crisi negli Stati Uniti».

Qual è l'obiettivo?

«Il governo ci ha chiesto di elaborare un piano per l'educazione finanziaria nel Paese. Abbiamo creato un programma di attuazione della strategia nazionale per l'educazione finanziaria, che include il portale www.quellocheconta.gov.it dove tutti possono trovare le informazioni di base. Serviva un punto di riferimento autorevole e rigoroso. È come per la salute: ci si può affidare a un medico, ma per stare bene servono anche informazione e buone pratiche. Così succede anche nella finanza. E la prevenzione è meglio della cura. Non a caso abbiamo dedicato all'educazione finanziaria il mese di ottobre, lo stesso scelto per la prevenzione del tumore al seno».

Perché è importante l'educazione finanziaria?

«Perché per vivere nel mondo di oggi serve la conoscenza di concetti finanziari di base, un po' come il saper leggere e scrivere. Vanno insegnati a partire dalla scuola. Cercheremo di inserire l'educazione finanziaria nella educazione civica. Ritornando all'Ocse, dal 2000, con l'indagine Pisa (Programme for International Student Assessment), l'organizzazione ha individuato ciò che un giovane deve sapere per partecipare alla società: leggere, scrivere, matematica e scienza. Ma nel 2012 ha aggiunto la conoscenza finanziaria. Ed è così. Oggi per orientarci nel mondo che ci circonda è necessario conoscere i concetti di base che guidano il funzionamento dei mercati. Per esempio il tasso d'interesse composto, è una legge fondamentale per il risparmio; poi il concetto di rischio».

Non si può più vivere senza sapere la relazione tra rischio e rendimento?

«Se non conosciamo quel concetto rischiamo di non fare buoni investimenti e siamo esposti anche alle truffe. Oggi siamo chiamati a fare molte scelte finanziarie, usando strumenti sempre più complessi. Queste conoscenze di base sono davvero necessarie».

Chi misura il livello di conoscenza finanziaria e come sta l'Italia nel mondo?

«L'Ocse ci lavora da tempo. E con il Centro dedicato alla financial literacy che ho fondato negli Usa nel 2014 abbiamo raccolto dati in ben 140 Paesi, per misurare la conoscenza dei concetti finanziari di base. I risultati sono simili a quelli dell'Ocse: l'Italia è fanalino di coda, solo il 37% dei cittadini conosce i concetti di base, ben sotto la media degli altri Paesi. Questo ci colloca più a livello dei Paesi Brics che a quelli del G7».

Non se l'aspettava?

«Al contrario: non c'è da stupirsi. C'è un ritardo culturale su questo. Ha prevalso a lungo l'idea di fondo che le persone non se ne debbano occupare. Invece, le due ultime crisi finanziarie che abbiamo attraversato ci hanno fatto capire che questi concetti aiuterebbero le persone a districarsi meglio nelle scelte, a proteggersi meglio dagli shock, ad essere più resilienti e quindi a vivere meglio. È di nuovo come in medicina: la mia salute dipende anche da me».

Difendersi meglio anche dal Covid?

«Tra maggio e giugno scorsi insieme a Doxa abbiamo raccolto dati sulle famiglie italiane, abbiamo misurato i loro comportamenti e la loro fragilità finanziaria. Abbiamo visto che oltre un terzo delle famiglie (36.6%) non era preparato ad affrontare alcun tipo di shock finanziario, ad esempio come far fronte a una perdita di reddito per un periodo superiore ai due mesi. A parità di situazione economica e istruzione, chi aveva maggiore conoscenza finanziaria si è difeso meglio. La conoscenza finanziaria si è rivelata un piccolo scudo per proteggersi dai colpi della crisi».

Da quale età scolastica si può iniziare a insegnare educazione finanziaria?

«Dalle elementari. La socializzazione finanziaria, le prime abitudini iniziano molto presto. Io dico sempre: date un salvadanaio a un bambino e lo trasformerete in un abile banchiere. Nelle nostre linee guida per l'educazione finanziaria dei giovani abbiamo indicato le scuole elementari come momento di partenza, perché i bambini sono in grado di comprendere il concetti di moneta e risparmio già da piccoli. In fin dei conti, quando cade il primo dentino e la fata porta il soldo: tutto inizia lì. D'altra parte, la letteratura è piena di racconti per bimbi che fanno capire l'importanza delle decisioni finanziarie, compreso Pinocchio».

Educazione finanziaria nei programmi ministeriali dalle elementari: è un progetto da Next Generation Eu?

«Certo che lo è. È un investimento per le generazioni del futuro che vale mille volte più del costo generato dall'ignoranza. Perché come diceva Benjamin Franklin, un investimento nella conoscenza paga i migliori interessi».

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