L'aliquota Iva non aumenterà, Brunetta: "A giorni il decreto"

Pdl in pressing sull'esecutivo per ridurre le tasse. Brunetta assicura: "A giorni arriverà il decreto sull'Iva". Sarà indicata anche la copertura economica

L'aliquota Iva non aumenterà, Brunetta: "A giorni il decreto"

È una lotta contro il tempo. Dopo aver incassato l'abolizione dell'Imu sulla prima abitazione, il Pdl è in continuo pressing sul governo Letta perché mantenga i patti e faccia saltare anche l'aumento dell'aliquota Iva. A giorni dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il decreto che ne scongiurerà l'aumento dal 21 al 22% e ne fisserò la relativa copertura economica. "C’è l’impegno del governo e delle forze di maggioranza a non far aumentare l’Iva a ottobre", ha assicurato il capogruppo del Pdl alla Camera Renato Brunetta annunciando che nella legge di stabilità verrà, poi, introdotta la riforma complessiva della tassazione sui consumi.

Per i contribuenti e le imprese i prossimi tre mesi rischiano di trasformarsi in un vero e proprio incubo. Da ottobre a dicembre li aspetta un "diluvio" di adempimenti fiscali, in totale 187 pratiche, al ritmo di due al giorno, per un valore di 100 miliardi di euro. Dall’Imu all’Irpef, dall'Ires all'Iva: un turbinio di tasse, balzelli e imposte che fanno venire le palpitazioni a tutti quanti. Come ha spiegato ieri la Confesercenti, la mole di scartoffie in questi anni è cresciuta, dal 2011 se ne sono aggiunte altre diciassette, oltre agli obblighi formali. "Le aziende muoiono di troppa burocrazia e troppe tasse oltre che di crisi", è l’allarme lanciato dal presidente Marco Venturi, aprendo l’annuale appuntamento del Meeting Confesercenti alla ripresa autunnale. Per le pmi il peso delle tasse è stellare: addirittura al 68,3%, una pressione fiscale che fa dello Stato il socio di maggioranza delle imprese. Proprio per questo il Pdl si sta impegnando per ridurre le tasse e far ripartire l'economica. Dopo aver scongiurato l'odiatissima Imu voluta dall'ex premier Mario Monti, adesso governo e maggioranza sono alle prese con la tassa sui consumi. Ospite del Meeting di Confesercenti, Brunetta ha assicurato che l'Iva non aumenterà: "Tra qualche giorno sarà varato un decreto con le relative coperture". All'interno dell'esecutivo guidato da Enrico Letta ci sono alcuni ministri che remano contro. Per il vice dell'Economia Stefano Fassina, bisognerebbe rivedere le priorità indicate da qui a fine anno: "Evitare l’innalzamento dell’Iva, eliminare la seconda rata dell’Imu, finanziare la cassa integrazione in deroga e le missioni militari all’estero costerebbe circa 4 miliardi. Sono troppi, e a fine anno non sapremmo davvero dove prenderli". Se da una parte è d'accordo nell'eliminare l'Iva, dall'altra propone di reintrodurre l’Imu sul 5% delle prime case di maggior pregio.

Al dicastero di via XX Settembre si respira un clima attendista. Fabrizio Saccomanni va ripetendo da settimane che il tetto del 3% sarà rispettato a tutti i costi. Ma i dubbi su una eccessiva oscillazione del deficit crescono soprattutto tra chi, facendo i conti in tasca al Tesoro, è convinto che l’abolizione dell’Imu sulla prima casa e l’eventuale rinvio dell’aumento dell'aliquota Iva dal 21 al 22% possano pesare troppo su quel 2,9% di deficit che è stato previsto dagli euroburocrati di Bruxelles per il 2013. A peggiorare il quadro c’è poi il dato sul pil del secondo trimestre, che è ancora sotto dello 0,2%, e la consapevolezza che la ripresa, come ha avvertito lo stesso governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, "sarà abbastanza lenta" anche a causa dell'"incertezza che si riflette su imprese e attività produttive". Se i dati sulla crescita dell’ultima parte dell’anno dovessero invece essere migliori delle attese, la questione deficit non preoccuperebbe affatto. C'è anche chi, però, inizia a ventilare l'ipotesi della manovra economica. Un'eventualità di cui il Pdl non vuole nemmeno sentir parlare. "I dati li ha Saccomanni - ha commentato Brunetta - è lui che governa il Tesoro". Al ministro dell'Economia, Brunetta rinfaccia di "mostrare opacità" non facondo "mai bene alla credibilità" del Paese.

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