La partita è appena cominciata. L'annuncio della fusione tra Bpm e Banco Popolare rappresenta uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò che sarà. Prima c'era un mondo bancario ingessato, oggi, invece, sta per subire la più grossa delle rivoluzioni, quella che porterà a fusioni e trasformazioni, a una contrazione del numero degli istituti. Cambieranno le insegne. Tante spariranno, altre ne prenderanno il posto. Tra il prima e il dopo la legge sul bail-in, quella di cui forse neanche i regolatori hanno compreso la portata, ancor meno i politici che l'hanno prima votata e poi recepita e della quale i risparmiatori hanno cominciato a valutare i rischi soltanto dopo il 22 novembre 2015, giorno del salva-banche. Il bail-in, ha reso ancor più devastanti gli effetti della rivoluzione digitale e dei tassi negativi. Il bail-in costringe le banche a scegliere se vivere o morire: senza deroghe, senza possibilità di appello e non tutti lo hanno compreso, visto il balletto sulle Bcc. Devono avere i requisiti patrimoniali richiesti o la legge sarà applicata: le lettere inviate dall'Unione Bancaria Europea ad alcuni istituti ne sono la testimonianza. Poco importa che le missive arrivino a mercati aperti, con pesanti effetti sulla capitalizzazione: è la nuova euro-burocrazia. Molti istituti saranno costretti a nuovi matrimoni, come quello annunciato e che costituirà il terzo polo bancario di casa nostra. E i risparmiatori? Rischiano di essere le vittime di un sistema che deve prima pensare a salvare se stesso. Se il mondo cambia, bisogna saper cambiare l'approccio. Non è più possibile guardare dall'oblò in attesa che passi la tempesta.
Bisogna scegliere la nave giusta che abbia i numeri per affrontarla e che possa godere della nostra fiducia. Di questo si parlerà nella trasmissione Mercati Che Fare in onda sabato alle 17.00 su TgCom 24.leopoldo.gasbarro@me.comÈ l'ora delle nozze allo sportello
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