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L'oro sorpassa i Treasury americani cambia la mappa delle riserve globali

Il metallo occupa il 27% dei caveau delle banche

L'oro sorpassa i Treasury americani cambia la mappa delle riserve globali
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Per la prima volta dopo decenni di indiscussa egemonia finanziaria, i titoli di Stato statunitensi perdono lo scettro nelle riserve delle banche centrali mondiali, superati da un rivale molto antico, senza passaporto e, soprattutto, immune dai dazi: l'oro. I dati fotografati dalla Banca centrale europea e pubblicati ieri raccontano proprio questo: alla fine del 2025, il metallo prezioso è arrivato a coprire il 27% delle riserve globali (in crescita rispetto al 20% dell'anno precedente), mentre i Treasury Usa, un tempo considerati l'asset sicuro per eccellenza, sono scivolati al 22 per cento.

Sembra la fine di un'epoca e l'inizio di un nuovo ordine dove il potere di Washington si sta indebolendo. Perché non si tratta solo di una decisione economica, ma anche di una scelta geopolitica, un modo per proteggersi dalle minacce della Casa Bianca. Infatti, da quando nel 2022 gli Stati Uniti hanno congelato le riserve russe è diventato chiaro che esporsi al debito americano significa anche sottostare a possibili ricatti statunitensi.

A guidare la scalata dell'oro sono state Cina, Polonia e Turchia, spingendo così i prezzi del metallo giallo a toccare, a gennaio, un picco di oltre 5.500 dollari l'oncia. In generale, gli acquisti di oro da parte delle banche centrali hanno subito un leggero rallentamento, forse proprio a causa dei prezzi da capogiro, attestandosi a 850 tonnellate nel 2025, dopo tre anni di acquisti netti superiori a 1.000 tonnellate all'anno. Mentre il singolo acquirente più importante nel 2025 è stata una società di stablecoin: Tether, fondata dagli italiani Giancarlo Devasini e Paolo Ardoino, acquistando oltre 100 tonnellate di oro. Uno dei pochi Paesi ad andare, invece, controcorrente è la Turchia che dopo aver acquistato 220 tonnellate di oro dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022, all'inizio di quest'anno ha attuato quella che la Bce ha definito "una delle più grandi riduzioni delle riserve degli ultimi anni". Il Paese guidato da Erdogan ha, infatti, venduto o prestato 130 tonnellate di oro dopo l'inizio della guerra in Iran.

Christine Lagarde, presidente della Banca centrale europea, ha scritto nel rapporto che "le tensioni geopolitiche continuano, e continueranno, a determinare una forte domanda di oro da parte delle banche centrali". Con oltre 36mila tonnellate d'oro, secondo la Bce, le banche centrali mondiali stanno accumulando una quantità del metallo quasi pari a quella registrata al culmine dell'era di Bretton Woods.

Quando il dollaro statunitense era ancorato all'oro e i tassi di cambio con le altre valute erano fissi, le banche centrali detenevano 38mila tonnellate d'oro.

È importante sottolineare che il biglietto verde continua a mantenere la fetta più grande delle riserve, pari al 42%, ma l'impero del dollaro ha lasciato il passo alla certezza materiale del lingotto.

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