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Martiri in cerca di tappeti rossi

C'è chi paga il prezzo delle proprie inchieste e chi incassa il dividendo della rappresentazione. Chi affronta le conseguenze e chi raccoglie pergamene

Martiri in cerca di tappeti rossi
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Ci sono uomini che entrano nella storia. Altri che entrano nelle fotografie. E poi c'è chi, pur di entrare in una fotografia, sembra disposto a trattenersi un mese in più perfino nella storia sbagliata. Così, mentre una stagione editoriale chiudeva i battenti e il nuovo editore faceva capire senza eccessive sfumature che la linea precedente apparteneva ormai agli archivi, ecco il piccolo miracolo della sopravvivenza: un mese in più al quasi ex direttore, il tempo necessario per andare a ritirare un premio. Non per tentare di salvare il giornale. Non per combattere una battaglia. Non per garantire la transizione. Ma per ritirare un premio.

La circostanza sarebbe già abbastanza eloquente. Ma diventa quasi grottesca se si considera che il riconoscimento riguarda una vicenda di intimidazioni, tensioni e pressioni subite dal giornalista finito nel mirino di Askatasuna. Una storia che consiglierebbe almeno un po' di sobrietà. Magari perfino un briciolo di pudore. Invece no. Eccolo pronto a salire sul palco, il nostro direttore. Come se il rischio corso fosse il suo. Un reduce senza guerra. Un decorato senza trincea. Un eroe della retroguardia che arriva puntuale quando si accendono i riflettori e gli applausi sono già serviti. Naturalmente nessuno gli nega il diritto di ritirare il premio. Ci mancherebbe. Colpisce però l'inesauribile attrazione per il palcoscenico. Una forza della natura. Dove c'è una targa compare. Dove c'è una foto emerge. Dove c'è una celebrazione si materializza. La scena racconta molto del giornalismo contemporaneo. C'è chi paga il prezzo delle proprie inchieste e chi incassa il dividendo della rappresentazione.

Chi affronta le conseguenze e chi raccoglie pergamene. Chi resta esposto e chi resta esposto soltanto ai flash dei fotografi. Alla fine il nuovo editore ha già chiarito che la stagione è conclusa. Ma un ultimo giro di passerella non si nega a nessuno.

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