Passera, Rocca Salimbeni e tre domande al sistema

Passera, Rocca Salimbeni e tre domande al sistema

Siamo proprio all'anno zero, non solo in politica, ma anche in economia. Basta leggere la relazione del consiglio d'amministrazione del Monte dei Paschi in vista dell'assemblea del 24 novembre a Siena: in sostanza gli investitori interessati alla ricapitalizzazione della banca staranno alla finestra sino al 4 dicembre, il «D-day» del referendum istituzionale. Tutto, in attesa del giorno della verità, è fermo, paralizzato, immobile: anche un istituto di credito che ha cinque secoli e mezzo di storia ed è alle prese con una crisi senza precedenti. Il problema è che i primi ad essere sospesi nel vuoto in attesa dell'ardua sentenza, sono proprio gli amministratori della banca, caparbiamente decisi a non muovere foglia che la politica non voglia, come se da questo aumento di capitale non dipendesse la sopravvivenza stessa dell'istituto di credito toscano. Premessa: non parteggio per nessuna cordata in lizza (in realtà ne è rimasta solo una), ma questa «via crucis» mi sembra assurda. È sufficiente, al riguardo, ripercorrere le tappe degli ultimi tre mesi. Siamo, dunque, ad agosto e JPMorgan e Mediobanca si rendono conto che il progetto di raccogliere 5 miliardi non è in grado di decollare e, dopo l'azzeramento dei vertici, cambiano strada con un progetto di ricapitalizzazione meno ambizioso. A questo punto entra in scena Corrado Passera che, prima del passo falso come ministro dell'Industria del governo Monti, aveva, pur sempre, costruito le due realtà bancarie più forti in Italia (Intesa Sanpaolo e BancoPosta). Il 13 ottobre, l'ex olivettiano, che ieri sera è stato sentito dalla Consob, si dichiara pronto a mettere sul tavolo qualcosa come due miliardi di euro raccolti tra investitori internazionali. La Borsa reagisce molto positivamente alla proposta di salvataggio, ma non dimostrano altrettanto entusiasmo gli uomini del Monte che pongono tutta una serie di pali e paletti. Morale della favola: il titolo, che aveva riguadagnato quasi il 100% con il piano alternativo di Passera, ne perderà il 40% dal giorno della presentazione del progetto del nuovo amministratore delegato Morelli. A questo punto, Passera ritira la sua proposta anche se, dopo l'audizione di ieri, potrebbe esserci un ripensamento. Proprio perché il naufragio tocchiamo ferro dell'istituto di credito senese rischierebbe, poi, di fare affondare (o quasi) il nostro sistema bancario, avrei tre domande da sottoporre agli addetti ai lavori. La prima: se il piano di Passera era irricevibile perché non è stato subito bloccato evitando così di illudere il mercato azionario? La seconda: perché, a quanto afferma lo stesso finanziere, non gli sono state fornite tutte le informazioni richieste? La terza: nella situazione in cui versa Mps non è masochistico lasciare perdere simili «avances»? In attesa di qualche risposta, vorrei segnalare un articolo sulla banca toscana di qualche giorno fa del New York Times che ribadiva l'importanza del voto del 4 dicembre: se il «No» dovesse vincere, scriveva, ci sarà instabilità dei mercati e Mps ne pagherà le conseguenze. Lo dicevano anche prima di Brexit: staremo a vedere.

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