Stangata da 6 miliardi sulle banche: così Renzi mette a rischio i prestiti

L'aumento dell’imposta sulle quote rivalutate di Bankitalia a coprire il decreto. La stretta va a sommarsi alle nuove tasse volute da Letta. Abi in pressing su Renzi

Stangata da 6 miliardi sulle banche: così Renzi mette a rischio i prestiti

Mentre il premier Matteo Renzi gongola per "i mitici 80 euro", inizia a montare un forte scontento intorno al decreto Irpef. Tra le altre voci di copertura il governo ha previsto l’aumento dell’imposta sulle quote rivalutate della Banca d’Italia da cui stima un gettito di 1,8 miliardi nel 2014. Una misura rischia di penalizzare fiscalmente le banche operanti in Italia rispetto a quanto avviene alle concorrenti degli altri paesi dell'Unione europea. Nel complesso, secondo uno studio della Cgia di Mestre, il settore bancario, finanziario ed assicurativo si troverà a pagare 5,9 miliardi di tasse in più nel 2014. Una stangata che mette a rischio i presti alle famiglie e alle imprese. Tanto che il presidente dell’Abi Antonio Patuelli chiede al governo un "un forte ripensamento sul complesso di queste decisioni".

Il forte aumento della pressione fiscale deliberato ieri dal Consiglio dei ministri si assomma a quello deciso il 25 novembre scorso dal governo. Letta. I due provvedimenti hanno determinato l’aumento dell’anticipazione Ires 2013 al 130% per banche e assicurazioni, l’enorme addizionale dell’8,5% sull’Ires 2013 sempre di banche e assicurazioni, la rivalutazione delle quote di Bankitalia (ultimi in Europa) con l’imposta del 12% disposta dalla legge di stabilità per tutte le rivalutazioni. Tale imposta è stata ieri aumentata al 26% per questa sola già avvenuta rivalutazione, anche con effetti retroattivi che l'Abi giudica "giuridicamente più che discutibili"In attesa che anche le partite Iva possano beneficiare di una serie di misure che diano luogo ad una riduzione del carico fiscale, gli analisti della Cgia di Mestre hanno, infatti, sottolineato che per l’anno in corso le banche e le assicurazioni subiranno un aumento della tassazione per un importo che sfiora i 6 miliardi di euro. "Con questo aggravio, che farà crescere del 0,2% la pressione fiscale - si chiede Giuseppe Bortolussi, segretario degli artigiani di Mestre - quanti istituti continueranno ad erogare il credito alle famiglie e alle piccole imprese?". Per il 2014, secondo la Cgia, il settore bancario, finanziario ed assicurativo si troverà a pagare 5,9 miliardi di tasse in più: 1,5 miliardi a seguito dell’aumento dell’addizionale Ires, che passa dal 27,5 al 36 per cento; 2,6 miliardi di euro per via delle nuove regole sulle svalutazioni dei crediti e 1,8 miliardi di euro alla luce della rivalutazione delle quote di Bankitalia. "Seppur in misura non ancora sufficiente si è invertita la tendenza - conclude Bortolussi - per la prima volta le famiglie e le imprese si vedranno ridurre le tasse. Tuttavia, se il carico fiscale è destinato ad aumentare a dismisura sulle banche, è molto probabile che per le famiglie e le imprese le ricadute saranno negative".

"Il quadro complessivo che ne emerge - aggiunge Patuelli - è che l’Italia, pienamente inserita nell’Unione europea ed anche nell’Unione bancaria, penalizza fiscalmente le banche operanti in Italia rispetto a quanto avviene alle concorrenti degli altri Paesi Ue". Una morsa che viene stetta nell’anno degli esami a tutte le banche europee generando così disparità fiscali che penalizzano l’Italia. "Il Belpaese - conclude Patuelli - vede molte banche compiere contemporaneamente ogni sforzo per superare la crisi, anche rafforzando i propri capitali"

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