Toro di borsa: non è finito qui ma continua...

In seguito alla crisi provocata dal coronavirus c'è chi scende e chi sale. Come mai? Lo spieghiamo in questo articolo

Non è finita qui. No, proprio no. Il rialzo che abbiamo visto finora soprattutto sui titoli tecnologici è qualcosa che sta cambiando il nostro modo di essere: la pandemia da Coronavirus ha impresso una svolta a determinati settori tecnologici ma non solo e questo rimarrà anche quando il virus se ne sarà andato.

Pensiamo solamente alle catene Usa come Starbucks e McDonald: il lockdown li ha costretti a cambiare approccio e a garantire alla clientela l’accesso ai loro prodotti anche a distanza. E negli Usa è boom… altro che crisi. E questo a fronte di catene di ristoranti che invece prevedono solo la consumazione in sala che sono sprofondati: Darden Restaurants che gestisce appunto ristoranti che non hanno saputo adattarsi ai nuovi tempi ha dichiarato che il fatturato nel quadrimestre terminato il 31 maggio è calato del 48% rispetto allo stesso mese del 2019 e che a giugno è in ribasso di un terzo rispetto sempre a giugno 2019. Invece Starbucks e Mc Donald hanno ridotto l’ampiezza dei menu, tagliato le sale di consumazione on site e offerto prodotti a prezzi migliorativi rispetto a prima della pandemia. E così MC Donald ha avuto un fatturato giù del 19% rispetto ad aprile 2019 e un declino del fatturato del 5% in maggio. Burger King ha perso il 33% in marzo ma il fatturato è incredibilmente cresciuto del 2.5% durante la prima settimana di giugno. Gli analisti di Morgan Stanley predicono che le consegne on line rappresenteranno il 13% di tutte le vendite dei ristoranti americani entro la fine del 2020. Se non ci fosse stata la pandemia quella percentuale sarebbe stata raggiunta solo alla fine del 2023.

Il secondo aspetto che rimarrà anche dopo il coronavirus è che Microsoft ha chiuso definitivamente i negozi retail che aveva sparsi sul territorio Usa e che aveva aperto nel 2009 quasi per rispondere alla mossa della Apple che ha creato i suoi sfiziosi punti vendita a livello mondiale. Essere presenti fisicamente sul territorio è un lusso che nemmeno Microsoft può ancora permettersi. Quando li ha aperti navigava in un mare di 20 miliardi di dollari di cash e si sa che le grandi aziende quando vanno troppo bene si impegnano per fare operazioni che poi cancellano rapidamente. Infatti i suoi clienti non hanno mai apprezzato questi negozi, che sono 83 contro i 571 di Apple.

Se vogliamo arrivare all’Italia pensiamo a quello che sperimentiamo ogni giorno nei bar: sono scomparsi i tanto apprezzati giornali di cortesia che tutti noi leggevamo la mattina sorbendoci un buon caffè. E inevitabilmente chi è disposto a spendere è già transitato alla versione on line del giornale stesso sul telefonino, visto che le edicole ormai sono un monumento nazionale da preservare perché si contano sulle dita (e sono tutte in vendita, guarda te…).

Morale: se anche i mercati azionari lasciassero sul tappeto il 10-20% non dovremmo strapparci le vesti perché il Nasdaq continuerà a pompare. È estate e il generale Estate sarà vecchio e rimbambito ma è sempre un generale e quindi anche per rispetto della gerarchia un piccolo ritracciamento o congestione ci può state tutto.

Però tranquillizzatevi: il Toro è forte e sano nei tecnologici perché la velocità del cambiamento nei prossimi mesi (non anni) stupirà tutti noi.

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Commenti

maurizio@rbbox.de

Dom, 28/06/2020 - 15:05

Hahaha Tomasini.. tu sogni! Che il broader market sia in bear market per te non significa niente? Che il NASDAQ sia sostenuto da 5-6 megacap monopolisti nei rispettivi settori per te è positivo? Che il settore bancario abbia fatto il top nientemeno che nel 2018 non vuol dire niente? Non parliamo del deficit e del debito federale e di alcuni singoli stati per carità di patria! Pensi che il public spending continuerà? I nodi arriveranno al pettine tutti insieme, al più tardi prima delle elezioni, e il flusso di soldi sui tecnologici si invertirà e sarà un bagno di sangue.